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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Lombardia, 481 posti e 310 presenti: il buco dell’assistenza primaria

Il nuovo bando per la formazione dei medici di medicina generale non basta a colmare la carenza regionale: molte candidature sono rimaste senza seguito.

La Lombardia rischia di aggravare una carenza già tra le più pesanti d’Italia: nella regione mancano più di 1500 medici di famiglia e il concorso destinato a formarne di nuovi ha registrato una partecipazione molto inferiore alle attese. Il risultato mette in dubbio la possibilità di coprire il fabbisogno previsto per i prossimi tre anni.

A preoccupare non sono soltanto le assenze registrate nel giorno della prova. Tra i candidati presentatisi potrebbero infatti esserci ulteriori rinunce nelle prossime settimane, riducendo ancora il numero di professionisti effettivamente avviati al percorso.

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Tanti posti, poche presenze effettive

Per l’edizione di quest’anno erano state raccolte oltre 600 richieste, ma ai test si sono presentate appena 310 persone. I posti disponibili erano 481, cioè 91 in più rispetto al 2025: l’incremento avrebbe dovuto contribuire a contenere la carenza di personale, ma le adesioni non sono bastate nemmeno a riempire l’intero contingente.

La Lombardia si trova così davanti a un problema che il solo aumento dei posti a bando non è riuscito a risolvere. I medici già in attività seguono mediamente almeno 300 assistiti oltre la soglia indicata come consigliabile, una situazione che accresce i disagi per i pazienti e può esporre il sistema a ulteriori rischi.


La professione non convince più i giovani

Nei mesi scorsi la Federazione italiana medici di medicina generale aveva definito incoraggianti le premesse del concorso. L’affluenza del giorno della selezione ha però cambiato il quadro, lasciando la Fimmg Lombardia a interrogarsi sulle numerose defezioni e sui ripensamenti arrivati all’ultimo momento.

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Secondo il sindacato, alla base delle rinunce ci sarebbe anche l’incertezza sulle prospettive del ruolo. I rappresentanti della categoria parlano di “una riflessione” necessaria su un modello che rischia di privilegiare attività sempre più impersonali e di non riconoscere adeguatamente il medico convenzionato che lavora nel proprio studio, con personale amministrativo, infermieri e strumenti diagnostici.


Case di comunità, resta il nodo del ruolo

La Fimmg considera importante il coinvolgimento dei medici nelle Case di comunità, ma ritiene che il dibattito sviluppato negli ultimi mesi sulle nuove strutture territoriali previste dal Pnrr abbia allontanato molti giovani dalla medicina generale. Il timore è che il percorso conduca a una graduale assimilazione nell’area del pubblico impiego, percepita come sempre più spersonalizzata.

Per Anna Pozzi, segretaria regionale della Fimmg Lombardia, serve invece rafforzare la presenza degli studi medici nei quartieri e nei centri del territorio. “Bisogna potenziare l’attività degli studi medici diffusi nei quartieri delle città e in tutto il territorio, o la fine della figura del medico di famiglia sarà inevitabile”, ha affermato.

Il sindacato attende ora un confronto con la Regione. In vista della trattativa fissata per il 27 ottobre, la federazione sta esaminando le proposte della Direzione generale Welfare e raccogliendo i pareri delle sezioni provinciali. Pozzi ha spiegato che l’analisi procede “non senza preoccupazione”, mentre resta aperta la questione di come rendere nuovamente attrattiva la professione.

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