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Attualità 1 min di lettura23 set

Libia, Boulos alza la posta: petrolio, Eni e il nodo da sciogliere

Per il consigliere di Trump, la ricostruzione del Paese passa prima dalla sicurezza interna, poi dall’aumento della produzione energetica e dal coinvolgimento italiano.

Massad Boulos vede nella Libia un potenziale molto più ampio di quello attuale: secondo lui, il Paese potrebbe arrivare fino a 4 milioni di barili di petrolio al giorno. Ma la corsa alle risorse, ha chiarito, non può partire senza un minimo di ordine sul terreno e senza un’intesa tra le due anime del Paese.


La stabilità viene prima del petrolio

Il consigliere di Donald Trump per gli affari arabi e africani, che segue anche il dossier nordafricano, sta cercando un punto d’incontro tra Tripoli, dove opera il governo di Dbeibah, e la parte orientale della Libia. L’obiettivo è favorire un quadro più solido, capace di tenere insieme il Paese dopo anni di divisioni.

Boulos ha collegato questo passaggio alla tenuta del territorio e alla possibilità di ridurre in tempi rapidi migrazioni e terrorismo. La sua linea è che il controllo delle aree chiave possa produrre effetti immediati anche sul piano della sicurezza.

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Eni dentro il possibile rilancio

Nel ragionamento del senior advisor entra anche l’Italia, con un riferimento diretto all’Eni. Boulos ha spiegato che per sfruttare davvero il potenziale energetico libico servirà anche il contributo della società energetica italiana.

Il punto, però, resta politico prima ancora che industriale: senza un’intesa tra le autorità rivali, la prospettiva di rilanciare produzione e investimenti rischia di restare teorica. È su questo equilibrio che si sta muovendo la trattativa portata avanti da Boulos tra le due sponde libiche.

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