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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Legge elettorale, il conto alla rovescia della Consulta può partire a febbraio

I ricorsi contro la riforma potrebbero arrivare davanti alla Corte costituzionale in tempo per incidere sul percorso verso le elezioni.

Il calendario della nuova legge elettorale potrebbe intrecciarsi con quello della Corte costituzionale. I ricorsi annunciati contro la riforma, infatti, sarebbero depositati subito dopo la sua entrata in vigore e, seguendo tutti i passaggi previsti, potrebbero portare a una decisione già da febbraio, comunque prima del voto.

Nel frattempo, alla Camera è arrivato il via libera alla questione di fiducia sui primi due articoli del provvedimento. La Rete composta da costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini sta preparando le iniziative giudiziarie per contestare la disciplina, sostenendo che possa comprimere il diritto di voto.


Il percorso parte dai tribunali

I ricorsi dovrebbero essere presentati in circa trenta Tribunali civili distribuiti sul territorio nazionale. Il deposito è previsto dopo la pubblicazione della legge nella Gazzetta Ufficiale e dopo la successiva entrata in vigore, fissata 15 giorni più tardi.

Per queste cause dovrebbe essere utilizzato un iter semplificato. Il giudice potrebbe convocare le parti dopo 40 giorni, ascoltare le argomentazioni e poi valutare se trasmettere alla Corte costituzionale una questione di legittimità attraverso un’ordinanza.


Una corsa contro il calendario elettorale

Dopo l’eventuale adozione dell’ordinanza, il provvedimento dovrebbe essere notificato alle parti interessate, inclusa la presidente del Consiglio dei ministri. Dal momento della notifica, il presidente della Consulta avrebbe 20 giorni per fissare l’udienza, che potrebbe svolgersi entro i 20 giorni successivi.

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La scansione complessiva richiederebbe almeno tre mesi e mezzo. Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete contraria alla riforma, ha spiegato che l’obiettivo «è che la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili» per le elezioni, precisando che gli atti sono ancora in fase di preparazione ma saranno pronti al momento dell’entrata in vigore della legge.


Il precedente dell’Italicum

L’eventuale nuovo esame arriverebbe a dieci anni dalla sentenza depositata dalla Consulta nel febbraio 2017 sull’Italicum. In quell’occasione i giudici bocciarono il ballottaggio tra le due liste più votate quando nessuna raggiungeva il 40%, ritenendolo incompatibile con la rappresentanza e con l’uguaglianza del voto.

La stessa decisione aveva invece salvato i capilista bloccati, riconoscendo ai partiti un ruolo nella loro individuazione. Era rimasto valido anche il premio di maggioranza assegnato alla lista capace di superare la soglia del 40%.

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