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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

L’arte non resta sul singolo: il valore che passa alle comunità

Uno studio dell’Università Roma Tre analizza il legame tra arteterapia, empatia, benessere e apertura verso chi vive una fragilità psicologica.

Il beneficio prodotto dall’arte può estendersi oltre la persona che partecipa a un laboratorio. Secondo Carmela Donato e Michela Addis, docenti del Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre, l’esperienza artistica coinvolge anche familiari, accompagnatori e comunità, rafforzando le relazioni che si sviluppano intorno a questi percorsi.

Le due ricercatrici spiegano che «il valore generato dall’arte non si esaurisce nell’esperienza individuale, ma si diffonde verso chi accompagna, osserva o entra anche solo indirettamente in contatto con questi percorsi». La loro analisi invita quindi a valutare l’impatto dell’arte non soltanto sul benessere personale, ma anche sulla qualità dei rapporti sociali.

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L’empatia è il passaggio decisivo

Lo studio segnala che l’empatia potrebbe spiegare il rapporto tra la familiarità con l’arteterapia e una condizione di maggiore benessere. Le attività di questo tipo, infatti, sembrano agire non solo sull’esperienza interiore, ma anche sul modo in cui le persone guardano alla fragilità psicologica e si rapportano agli altri.

La conoscenza dei programmi di arteterapia resta tuttavia limitata: nella ricerca il valore medio registrato è pari a 2,22 su una scala da 1 a 7. Nonostante questo livello contenuto di familiarità, i risultati indicano una possibile relazione tra l’incontro con tali pratiche, lo sviluppo dell’empatia e una più ampia disponibilità all’inclusione.


La fragilità cambia lo sguardo

Avere un contatto diretto con persone in condizione di fragilità psicologica appare associato a un atteggiamento più aperto. Il 49,7% dei partecipanti ha dichiarato di avere amici o familiari che vivono questa situazione: tra loro, il punteggio medio relativo all’inclusione arriva a 5,25, mentre si ferma a 4,81 per chi non riferisce esperienze analoghe.

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Anche la tendenza a evitare il rapporto risulta diversa nei due gruppi. Il valore medio dell’evitamento è 1,85 tra chi conosce da vicino la fragilità psicologica e 2,26 tra gli altri partecipanti; il dato viene letto come un segnale di minore distanza sociale e maggiore propensione all’incontro.


Una ricerca nata nei laboratori

Le conclusioni arrivano dall’indagine “Arte, empatia e benessere”, realizzata dall’Università Roma Tre all’interno del progetto “Cultura accessibile, benessere possibile”. Il percorso è stato sviluppato insieme alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e ha raccolto le esperienze maturate durante le attività condotte negli spazi museali.

Nel complesso sono state coinvolte 1.932 persone. I laboratori sono nati dalla collaborazione tra la Galleria e Asl Roma 2; a partire dalle testimonianze dei partecipanti, le ricercatrici hanno verificato se il rapporto con la fragilità psicologica e l’avvicinamento alle pratiche di arteterapia fossero collegati a più empatia, inclusione e benessere.

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