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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

La vetrata più assurda di Francia: luce, urina e Notre-Dame

A Arles Clément Courgeon presenta un mosaico realizzato con bottiglie riempite di urina, colorata naturalmente anche grazie alla sua alimentazione.

A prima vista sembra una composizione di vetri colorati, ma il materiale che lascia filtrare la luce è molto diverso da quello delle cattedrali: decine di bottiglie di plastica colme di urina umana. L’installazione è opera dell’artista francese Clément Courgeon, che ha trasformato un elemento normalmente escluso dagli spazi espositivi in un’opera volutamente provocatoria.


Un mosaico nato dalla provocazione

Il lavoro si intitola “Vetrata d’urina” ed è visibile ad Arles, all’interno della Fondation Vincent van Gogh. L’opera fa parte della mostra “Sospetti Van Gogh, Trickster e compagnia”, dedicata a figure e linguaggi capaci di mettere in discussione le convenzioni artistiche.

La composizione è collocata dietro una palizzata realizzata dall’artista Mathis di Collins. Le bottiglie, disposte insieme, formano una superficie simile a un mosaico, con tonalità che vanno dal giallo all’ambrato fino a sfumature rossastre. Il risultato richiama solo nell’aspetto le grandi vetrate delle chiese, perché al posto del vetro lavorato e delle cornici in piombo presenta contenitori di plastica e un materiale organico.


Il colore arriva dalla dieta

Le diverse tonalità non sono state ottenute attraverso coloranti o modifiche chimiche. Courgeon ha spiegato che l’effetto dipende interamente da variazioni naturali, procurate regolando la propria alimentazione e bevendo grandi quantità di succo di barbabietola prima di riempire le bottiglie.

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L’artista ha anche immaginato un progetto ancora più ambizioso: «Vorrei rifare i rosoni di Notre-Dame de Paris con le mie bottiglie di pipì, ma mi servirebbe quella di mezza Parigi». La frase chiarisce il tono dell’operazione, che punta sull’eccesso e sul disgusto per interrogare i confini tra arte, rifiuto e materia espositiva.


Dall’urinoterapia all’arte contemporanea

L’opera può evocare, per contrasto, le teorie sull’urinoterapia promosse per anni da Eleonora Brigliadori. L’attrice ha presentato l’urina come una sorta di “acqua della vita” e come possibile chiave per la longevità; Courgeon la colloca invece in un contesto artistico, senza attribuirle proprietà terapeutiche.

Il passaggio è dunque radicale: quella che per alcuni è stata descritta come una sostanza benefica diventa qui un materiale visivo e una scelta estetica volutamente scomoda. La vetrata non cerca di nascondere la propria origine, ma la mette al centro, trasformando il rifiuto in un elemento destinato a essere osservato.

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