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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

La solitudine cresce, ma per gli italiani prevenire significa stare insieme

Un’indagine mostra il divario tra il valore attribuito alle relazioni sociali e la fragilità delle reti personali, soprattutto tra i giovani.

La prevenzione viene associata sempre meno soltanto a visite, controlli e terapie. Per il 73% degli italiani comprende anche la possibilità di coltivare rapporti, partecipare alla vita della comunità e frequentare altre persone. La consapevolezza, tuttavia, convive con una diffusa vulnerabilità: il 48% dice di non aver avuto qualcuno su cui fare affidamento nell’ultimo anno, mentre il 47% riferisce di essersi sentito solo, escluso o isolato.


I giovani sono i più esposti

Il dato più alto riguarda proprio le nuove generazioni: tra i giovani la percezione di solitudine e isolamento arriva al 64%. Si tratta di una fascia che mostra una visione particolarmente ampia della prevenzione, considerata anche come sostegno sociale e partecipazione, ma che allo stesso tempo appare più esposta alla debolezza dei legami personali.

Un italiano su quattro valuta negativamente il proprio benessere psicofisico. La quota sale al 30% tra le donne. L’indagine “La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale”, condotta da SWG, evidenzia quindi una distanza tra ciò che le persone ritengono importante per stare bene e le concrete possibilità di vivere relazioni solide nella quotidianità.


Il tempo limita la partecipazione

Il principale freno alle attività culturali e ricreative non è il costo, indicato soltanto dal 7% degli intervistati, ma la difficoltà di conciliare gli impegni. Il 37% segnala la scarsità di tempo libero e il 27% indica orari poco compatibili. Nella fascia tra i 35 e i 54 anni le percentuali aumentano, rispettivamente, al 44% e al 31%.

Anche l’equilibrio tra occupazione e tempo personale pesa sul benessere fisico e mentale: lo considera determinante il 26% degli italiani. Prima vengono la stabilità economica, con il 33%, e uno stile di vita attivo, con il 28%. Seguono la qualità delle relazioni e dell’ambiente di vita, indicate dal 20%, mentre il 16% richiama la possibilità di accedere a cure e farmaci.


I luoghi comuni diventano una protezione

Per il 51% degli italiani la socialità è un patrimonio collettivo, non soltanto una necessità individuale. L’indebolimento dei rapporti, secondo questa lettura, rende più vulnerabile l’intera società. Il 39% considera invece la socialità soprattutto una componente del benessere personale, percentuale che sale al 46% tra gli over 55.

Spazi gratuiti per incontrarsi, praticare sport o seguire iniziative culturali sono ritenuti essenziali. L’83% teme che la loro scomparsa possa aumentare isolamento e fragilità, impoverire la vita comunitaria e peggiorare sicurezza e degrado urbano.

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Una campagna in tutta Italia

La ricerca è stata presentata nell’ambito di “Chi ben comincia. La comunità che previene”, iniziativa promossa da Acri e Assifero per la quattordicesima Giornata Europea delle Fondazioni. Dal 24 settembre sono stati coinvolti oltre 150 progetti in diverse aree del Paese, sostenuti da Fondazioni ed enti filantropici e realizzati da organizzazioni del Terzo settore.

Le attività comprendono luoghi di aggregazione, sportelli di ascolto, percorsi culturali e sportivi accessibili, interventi contro la solitudine e servizi destinati a famiglie, caregiver, giovani e anziani. L’obiettivo è intervenire prima che le difficoltà si trasformino in emergenze.


Il ruolo delle istituzioni locali

Secondo l’indagine, la responsabilità principale nel garantire questi presidi spetta agli enti locali, indicati dal 63% degli intervistati. Lo Stato viene indicato dal 29%, mentre il 25% attribuisce un ruolo al privato non profit, al Terzo settore e agli organismi filantropici; il 19% chiama in causa direttamente i cittadini.

“Le Fondazioni possono farlo programmando nel tempo e accompagnando, insieme al Terzo settore e alle istituzioni, iniziative che nascono nei territori e rispondono ai bisogni delle comunità”, ha affermato Giovanni Azzone, presidente di Acri. Antonio Danieli, alla guida di Assifero, ha sottolineato invece l’importanza di investire nel tempo su relazioni, reti e comunità, così da affrontare le fragilità prima che diventino emergenze.

Le Fondazioni italiane destinano ogni anno quasi 2 miliardi di euro a settori come welfare, cultura, istruzione e ricerca. Il quadro restituito dalla ricerca amplia dunque il significato della prevenzione: non riguarda soltanto la salute, ma anche la possibilità di vivere in territori coesi, accessibili e capaci di sostenere le persone più fragili.

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