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Attualità 1 min di lettura23 min fa

La rotta artica accende lo scontro tra Pechino e Bruxelles

Il passaggio di una nave cinese verso l’Europa riporta al centro la competizione nell’Artico e la dura reazione di Pechino alla nuova linea dell’Unione

Tra agosto e settembre una nave portacontainer cinese ha raggiunto l’Europa passando per l’Artico. Per la Cina si è trattato del primo viaggio di questo tipo, reso possibile dalla possibilità di evitare le rotte dei mari del Medio Oriente.

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La rotta polare cambia gli equilibri

L’episodio segnala il crescente interesse per un’area che unisce valore strategico, risorse naturali consistenti e nuove opportunità commerciali. Il progressivo ritiro della banchisa sta infatti rendendo più accessibili alcuni passaggi marittimi settentrionali.

Russia, Cina e Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza nella regione proprio per queste ragioni. L’Artico è diventato così uno spazio di confronto tra potenze, con implicazioni che riguardano sicurezza, collegamenti e trasporti internazionali.


L’Unione rafforza la propria presenza

In questo scenario si inserisce il piano per l’Artico presentato dall’UE martedì scorso. Tra gli interventi indicati figurano l’ampliamento della flotta di rompighiaccio e il rafforzamento delle capacità di sorveglianza.

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La strategia comprende anche un progetto di collegamento stabile tra Europa e Giappone. L’infrastruttura dovrebbe utilizzare un cavo per le comunicazioni destinato ad attraversare Groenlandia e Canada, consolidando i legami tra le due aree.


Pechino respinge le accuse europee

La nuova impostazione europea ha provocato la reazione della Cina, che ha contestato all’UE un approccio ispirato alla “mentalità da Guerra Fredda”. Mao Ning, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha espresso la posizione di Pechino durante un incontro con la stampa.

“Creare blocchi e alimentare scontri geopolitici con una mentalità da Guerra Fredda non favorisce uno sviluppo pacifico e stabile della regione artica”, ha affermato Mao Ning. Il portavoce ha inoltre sostenuto che le iniziative cinesi nell’area puntano a una crescita “pacifica, stabile e sostenibile” e rispettano il diritto internazionale.

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