5.000Lettori online ora
Attualità 6 min di lettura1 ora fa

La fermentazione che rilancia un borgo: vince Atipiche

Al Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze premiata la cooperativa di Collalto Sabino, mentre il confronto si concentra su energia, casa, inclusione e nuove imprese

La cooperativa Atipiche, nata a Collalto Sabino nel Reatino, ha conquistato il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026. Il riconoscimento è stato assegnato durante l’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, dedicato alle realtà imprenditoriali capaci di unire sostenibilità, innovazione e legame con i territori.

La proposta della cooperativa ruota attorno alla fermentazione, considerata non soltanto una tecnica produttiva ma anche uno strumento culturale. Attorno alle filiere brevi e alle produzioni locali, Atipiche ha costruito attività agroalimentari, laboratori, iniziative di educazione alimentare, servizi di catering ed esperienze legate al territorio. Il progetto punta così a trasformare le competenze agricole tradizionali in occasioni di rigenerazione rurale e di presidio delle comunità.


Atipiche porta il futuro nei borghi

Il premio era rivolto ad aspiranti imprenditori e imprese costituite da meno di 36 mesi, purché avessero fatto dello sviluppo sostenibile il centro della propria attività. La scelta di Atipiche ha valorizzato un modello partecipativo, capace di tenere insieme produzione, formazione e promozione del patrimonio locale.

Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha spiegato che l’identità territoriale può diventare un vantaggio competitivo, ma soltanto se accompagnata da innovazione, capacità gestionale, investimenti, competenze digitali e solidità economica. A suo giudizio, il compito è rinnovare il modo di fare impresa cooperativa senza perdere il rapporto con le comunità, anche attraverso il sostegno del fondo mutualistico.

Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha richiamato il ruolo dell’accompagnamento finanziario e formativo. Secondo i dati dell’Istituto Tagliacarne citati durante l’incontro, i clienti del Credito Cooperativo crescono il 12% in più rispetto agli altri e sviluppano maggiori relazioni di rete. La Fondazione segue da anni le cooperative giovanili e, da cinque anni, anche le nuove imprese, offrendo alle realtà selezionate un percorso di formazione imprenditoriale.


Energia, la sfida è già possibile

Il tema della democrazia energetica ha aperto il programma pomeridiano della terza giornata. Nel corso del confronto è stata presentata una ricerca sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, realizzata nell’ambito del lavoro del gruppo di studio CERIS insieme all’Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile.

Lo studio ha esaminato 351 Comunità Energetiche Rinnovabili, comprese quelle solidali e a impatto sociale. I risultati indicano che queste esperienze crescono soprattutto nei territori dove esistono relazioni associative e istituzionali consolidate. I modelli più efficaci coinvolgono più soggetti, generano risparmi sulla bolletta, contrastano la povertà, favoriscono investimenti locali e rafforzano i legami sociali.

Resta tuttavia limitata la conoscenza dello strumento: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il valore più basso della rilevazione. Tra le proposte emerse c’è il riconoscimento delle Comunità Energetiche Rinnovabili come soggetti economici, con accesso alle risorse, obblighi di trasparenza e sistemi di rendicontazione delle responsabilità.

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha sostenuto che gran parte delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. «Aspettare sempre la tecnologia che ci salverà è un modo per continuare a ritardare una transizione che possiamo già fare», ha detto. In Italia, ha ricordato, risultano 300 GW di richieste di allacciamento a Terna per impianti rinnovabili, a fronte di una potenza di picco compresa tra 45 e 50 GW. Secondo Armaroli, realizzarne un decimo sarebbe già un risultato significativo; il limite principale sarebbe culturale e organizzativo, anche per la carenza di elettricisti.

Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato il confronto sull’Amazzonia. Nell’area vivono circa 20 milioni di persone: tra 2 e 4 milioni risiedono nei centri urbani principali, mentre gli altri abitanti sono distribuiti nella foresta. Il suo progetto mira a portare pannelli solari, connessione internet e altri strumenti essenziali alle comunità locali, sostenendole anche nella valorizzazione di prodotti come le noci del Brasile e le materie prime destinate alla cosmetica.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

L’obiettivo è accompagnare queste popolazioni lungo tutta la filiera, evitando che siano costrette a vendere i propri prodotti a prezzi troppo bassi. Conoscere il valore internazionale delle merci e ottenere le certificazioni necessarie, secondo Mantovani, può permettere alle comunità di partecipare in modo più equo ai mercati e di favorire lo sviluppo locale.


Casa e inclusione restano aperte

Un altro panel ha affrontato il tema dell’abitare e delle persone che rischiano di rimanere escluse dai cambiamenti economici e sociali. Al confronto hanno partecipato Alessandro Maggioni, Anna Meli, Lorenzo Terzani e Alessandro Santoni, con esperienze legate alla cooperazione, alla solidarietà, alle politiche abitative e ai piccoli comuni.

Lorenzo Terzani ha ricordato che il Consorzio Fabrica lavora da tempo sul diritto alla casa per le fasce più fragili. In passato, ha spiegato, l’idea che le cooperative sociali dovessero occuparsi anche di abitazione era accolta con diffidenza, ma già quindici anni fa era apparso evidente che il problema riguardasse direttamente le persone più vulnerabili.

Anna Meli ha evidenziato come la crisi abitativa non colpisca in modo uniforme. Precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi affrontano difficoltà particolari, che diventano ancora più pesanti quando alla fragilità economica si aggiungono un cognome straniero, il colore della pelle o la situazione legata al permesso di soggiorno. «C’è un intreccio incredibile fra disuguaglianza e discriminazione», ha affermato.

Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e sindaco di San Benedetto Val di Sambro, ha spostato l’attenzione sulla libertà di scelta. A suo avviso, non è necessariamente la distanza geografica a lasciare indietro le persone: il problema riguarda chi non dispone di alternative. I piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, e il resto del Paese condividono quindi una responsabilità decisiva per il futuro.


Economia civile, una visione comune

Stefano Zamagni, professore emerito di Economia Politica all’Università di Bologna e già presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali dal 2019 al 2023, ha distinto il concetto di economia civile da quello di economia sociale. La prima, ha spiegato, è una prospettiva generale sulla realtà e affonda le proprie radici moderne nel pensiero francescano; la seconda raccoglie invece modelli che applicano quei principi in specifici contesti storici e geografici.

Gabriele Sepio, avvocato tributarista e segretario generale della Fondazione Terzjus, ha ricondotto gli attuali modelli di economia sociale alla tradizione dell’economia civile. Si tratta di organizzazioni senza scopo di lucro che affrontano bisogni collettivi e adottano forme di governo democratiche e partecipative. Il riferimento storico, ha aggiunto, è utile anche per dare basi solide ai principi di reciprocità, gratuità e mutualità oggi richiamati dal Piano nazionale per l’economia sociale.

Nel programma del Festival ampio spazio è stato riservato anche al rapporto tra cultura ed economia. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, è intervenuto sul significato di questa contaminazione, inserita nel percorso di un appuntamento dedicato all’economia civile. La sua riflessione ha chiuso il quadro di una giornata in cui energia, casa, impresa e cultura sono state presentate come dimensioni collegate dello sviluppo.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere