Kamikochi, 1,6 milioni di visitatori: così il Giappone gestisce la folla
Alessandro Carnevali racconta l’organizzazione degli accessi nelle Alpi giapponesi e il confronto con il sovraffollamento delle Dolomiti
Nelle montagne giapponesi la folla non viene eliminata, ma indirizzata. È quanto ha osservato Alessandro Carnevali durante il viaggio a Kamikochi e nell’area del Monte Yari, dove alcune regole sugli accessi cambiano radicalmente l’esperienza dei visitatori rispetto alle località più congestionate delle Dolomiti.
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A Kamikochi il traffico si ferma a valle
Kamikochi è una delle mete più note delle Alpi giapponesi settentrionali e nel 2025 ha raggiunto circa 1,6 milioni di presenze. La valle è servita da autobus diretti da Tokyo e da collegamenti con località come Takayama e Matsumoto, elementi che la rendono facilmente raggiungibile anche per chi arriva da lontano.
La particolarità riguarda però la mobilità interna: le automobili private non possono oltrepassare l’area dei parcheggi situati a valle. Da lì si prosegue con autobus o taxi, evitando che il traffico entri direttamente nella valle e si sommi alla presenza dei pedoni. Secondo Carnevali, questa scelta contribuisce a mantenere più ordinati i punti di accesso, pur in una destinazione molto frequentata.
La folla si concentra all’ingresso
L’escursionista ha riconosciuto, nei pressi del ponte Kappabashi, un’atmosfera simile a quella delle zone dolomitiche più affollate. «Appena arrivato, ho avuto la sensazione di trovarmi in una delle aree più frequentate delle Dolomiti», ha raccontato, riferendosi al continuo passaggio di turisti che fotografano il ponte, uno dei simboli di Kamikochi.
La pressione diminuisce però quando ci si allontana dalla prima parte della valle e si imboccano i percorsi più impegnativi. Carnevali, guida escursionistica e fondatore di Viaggio Selvaggio, ha spiegato che la distribuzione delle presenze dipende sia dalla conformazione del territorio sia dalle regole che disciplinano gli spostamenti. Il suo racconto è legato anche alla visita del Monte Yari, cima alta 3.180 metri.
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Dolomiti, l’ipotesi delle prenotazioni
Il confronto con il Giappone riporta al centro una questione già sollevata per le Dolomiti: come proteggere l’ambiente e aumentare la sicurezza senza impedire l’accesso a luoghi di grande valore paesaggistico. Molti visitatori arrivano nelle aree più note e ripartono nella stessa giornata, concentrandosi negli stessi punti e affrontando talvolta la montagna senza preparazione adeguata.
Reinhold Messner ha proposto di introdurre un sistema di prenotazione a fasce orarie, ispirato a soluzioni già adottate in alcune destinazioni degli Stati Uniti. L’idea sarebbe consentire la permanenza per un periodo definito, per esempio due giorni, pagando una cifra contenuta. Una volta raggiunta la capienza stabilita per una zona, come le Pale di San Martino, il sistema potrebbe suggerire date alternative o indirizzare i visitatori verso aree meno frequentate.
Il Tozan Todoke come possibile spunto
Nel racconto di Carnevali, un elemento particolarmente significativo è il sistema del Tozan Todoke, che lo ha colpito durante l’esperienza sulle montagne giapponesi. Il modello mostra come l’organizzazione possa incidere sulla gestione dei flussi, anche se le differenze geografiche tra Kamikochi e le Dolomiti rendono impossibile un trasferimento automatico delle stesse regole.
La questione, quindi, non riguarda soltanto il numero complessivo dei turisti. Conta anche dove arrivano, con quali mezzi si muovono e quanto si distribuiscono lungo i sentieri: aspetti che alimentano il dibattito su un accesso alla montagna capace di conciliare fruizione, tutela e sicurezza.
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