Kaliningrad, il mistero delle testate: cosa può usare Mosca
Tra Polonia e Lituania, l’enclave russa sul Baltico ospita missili capaci di trasportare ordigni nucleari, ma la presenza effettiva delle testate non è verificabile.
Il vero elemento di incertezza riguarda gli ordigni nucleari: a Kaliningrad esistono strutture considerate depositi per questo tipo di armamento, ma Mosca nega di avervi collocato testate. Le informazioni disponibili pubblicamente non consentono di confermare in modo indipendente quale sia la situazione attuale.
La regione resta comunque uno dei punti militari più sensibili della Russia. La sua posizione, separata dal resto del territorio russo e circondata da Paesi appartenenti alla Nato e all’Unione europea, permette a Mosca di minacciare un’ampia area del Baltico con sistemi missilistici e aerei avanzati.
Il nodo delle armi nucleari
Secondo l’International Crisis Group, i siti destinati alla custodia di armi nucleari a Kaliningrad sono considerati reali. Tuttavia, la loro presenza non equivale alla certezza che vi siano effettivamente testate custodite: il governo russo ha sempre respinto questa ipotesi e le immagini o i dati accessibili al pubblico non bastano a verificarla.
Iskander e Kinzhal possono entrambi essere equipaggiati con testate nucleari. Alcuni esponenti russi hanno inoltre prospettato l’eventualità di collocare armi atomiche nell’exclave come risposta all’evoluzione della strategia della Nato, compreso l’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza.
Una posizione che vale più dei numeri
Kaliningrad si trova tra Polonia e Lituania, sul mar Baltico. L’oblast misura 15.125 km² e conta più di 1 milione di abitanti; il suo capoluogo, oggi chiamato Kaliningrad, portava il nome di Königsberg fino al 4 luglio 1946.
Il territorio coincide con la parte settentrionale dell’antica Prussia Orientale tedesca. Al termine della Seconda guerra mondiale fu assegnato all’Unione Sovietica nell’ambito degli accordi della conferenza di Potsdam del 1945. Gli abitanti tedeschi vennero espulsi e la città assunse il nuovo nome in omaggio a Michail Ivanovič Kalinin, rivoluzionario bolscevico morto il 3 giugno 1946.
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Königsberg era stata fondata dai cavalieri teutonici nel 1255 e il suo nome significa “montagna del re”. Fu anche la città natale di Immanuel Kant. La conquista sovietica arrivò il 9 aprile 1945, quando era ancora la principale grande città tedesca più orientale.
Dai missili Iskander ai Kinzhal
Durante la Guerra fredda Mosca trasformò l’area in una piazzaforte militare per proteggere l’Unione Sovietica. Dopo il 1991, con la nascita della Federazione Russa, Kaliningrad è diventata un’exclave, cioè un territorio russo privo di continuità terrestre con il resto del Paese. È inoltre l’unico porto russo sul Baltico che non gela durante l’inverno.
Nel 2018, sempre secondo l’International Crisis Group, la Russia avrebbe reso permanente nell’area una brigata di Iskander-M composta da circa 12 lanciatori. Ogni mezzo può trasportare una coppia di missili e la gittata indicata arriva a circa 1.000 chilometri; in precedenza si parlava di 500 chilometri, mentre alcune varianti modificate avrebbero raggiunto i 700.
Nel 2022 Mosca ha poi trasferito nell’exclave tre velivoli MiG-31, compatibili con l’impiego dei missili ipersonici Kinzhal, la cui portata può arrivare a 2.000 chilometri. La difesa dell’area comprende anche sistemi S-400, annunciati già nel 2016 insieme agli Iskander.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 22 febbraio 2022 e le successive misure europee contro Mosca, la tensione attorno alla regione è aumentata. L’ultimo avvertimento russo alla Nato richiama proprio la disponibilità a proteggere Kaliningrad facendo ricorso all’intero arsenale nazionale.
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