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Attualità 2 min di lettura49 min fa

Javier Bardem: «In Spagna vivo una vita normale»

L’attore parla del padre assente, del film in uscita e invita gli spagnoli a votare il 29 novembre.

Javier Bardem ha parlato della sua famiglia, del rapporto con il padre e del prossimo film in un’intervista al Corriere della Sera. L’attore spagnolo ha anche invitato i cittadini a partecipare alle elezioni anticipate del 29 novembre.

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La vita con Penelope Cruz

Bardem ha spiegato che lui e Penelope Cruz abitano in Spagna, non negli Stati Uniti come molti ritengono. La coppia, ha aggiunto, mantiene un rapporto stretto con il Paese d’origine, la famiglia e gli amici.

Rievocando la propria infanzia, l’attore ha descritto il padre come una figura poco presente. In seguito ha avuto l’occasione di affrontare quell’assenza parlando con lui, ascoltandolo e riconoscendo anche la rabbia provata nel tempo.


Il film diretto da Sorogoyen

Il tema del legame tra genitori e figli ritorna in L’essere amato, nelle sale dal 12 novembre. Nel film, diretto da Rodrigo Sorogoyen, Bardem interpreta Esteban Martínez, un regista premiato con l’Oscar, egocentrico e incline all’ira.

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Il personaggio rientra in Spagna per realizzare una pellicola e assegna una parte alla figlia, interpretata da Victoria Luengo. Tra i due non si è mai sviluppata una vera relazione costruita nel corso della crescita, elemento che richiama alcuni aspetti raccontati dall’attore sulla propria esperienza.


Abusi di potere e voto

Parlando dell’ambiente cinematografico, Bardem ha osservato che negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso gli abusi di potere. Secondo l’attore, questi episodi sono ancora presenti e coinvolgono quasi sempre uomini, ma chi occupa una posizione con sufficiente visibilità oggi può denunciare più facilmente.

Bardem ha inoltre ricordato con stima Denis Villeneuve e Léon de Aranoa, registi con cui ha lavorato. Sulle elezioni spagnole anticipate del 29 novembre ha detto: «Le persone devono andare a votare, per chi vogliono». Ha poi incoraggiato a esprimere la propria preferenza anche per posta dall’estero, per impedire che «il fascismo prenda piede nelle nostre istituzioni».

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