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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Italiani, fiducia bassa in scuola e mezzi d’informazione

La ricerca internazionale segnala dubbi sulla mobilità sociale e una forte percezione di orientamento politico dei media tradizionali.

Gli italiani mostrano poca fiducia nella capacità della scuola di ridurre le disuguaglianze e nei mezzi d’informazione. È quanto emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, indagine realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos su 61.200 adulti in 32 Paesi tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026.

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Il divario sulla mobilità sociale

A livello globale, il 60% degli intervistati ritiene che il sistema educativo possa aiutare i bambini delle famiglie meno abbienti a migliorare la propria posizione sociale. In Italia la quota si ferma al 46%, con una differenza di 14 punti.

Il dato indica una fiducia limitata nella scuola come strumento capace di compensare gli svantaggi economici e familiari. Il problema riguarda quindi meno il valore dell’insegnamento in sé e più la sua efficacia nel garantire opportunità simili a chi parte da condizioni diverse.

Il giudizio sull’università è meno severo rispetto alla media internazionale. Il 53% degli italiani pensa che, per la maggioranza delle persone, frequentarla non giustifichi più la spesa sostenuta; nel campione complessivo la percentuale sale al 65%. Quello italiano è il terzo valore più basso tra i 32 Paesi analizzati.


Laurea e competenze sul lavoro

Soltanto il 47% degli italiani concorda sul fatto che, per ottenere un buon impiego, il titolo di studio conti più delle competenze concrete. Si tratta del secondo dato più basso rilevato a livello mondiale.

Le risposte delineano una posizione articolata: la laurea conserva una sua utilità, ma non viene considerata una garanzia automatica di successo professionale. Per università e imprese, la credibilità della formazione dipende sempre di più dalle capacità realmente spendibili e dagli sbocchi lavorativi offerti.

La ricerca internazionale mostra intanto una preoccupazione diffusa per il futuro economico. Solo il 34% pensa che il mondo stia andando nella direzione giusta, contro il 46% che esprime un giudizio positivo sul proprio Paese. La quota di chi guarda con fiducia alla propria vita arriva invece al 75%.


Costi, salute e tecnologia

Il costo della vita resta il problema più citato per il quinto anno consecutivo: lo indica il 56% del campione, sei punti in più rispetto al 2025. Le spese per l’energia sono segnalate dal 34% degli intervistati.

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Salute e accesso alle cure rappresentano la priorità per il 44%, mentre il 43% indica la stabilità del lavoro e del reddito. Inoltre, oltre metà delle persone coinvolte considera il caro vita e i debiti un ostacolo alla possibilità di avere il numero di figli desiderato.

L’apertura verso le nuove tecnologie si accompagna però alla richiesta di limiti precisi. Il 57% sarebbe disposto a pagare per acquisire competenze nell’intelligenza artificiale, ma l’80% rifiuta l’ipotesi che questa possa assumere la decisione finale in settori delicati come selezioni del personale, giustizia e sanità. L’85% sostiene una regolamentazione internazionale.

Anche i robot sono accettati soprattutto quando svolgono compiti pratici: il 65% pensa che entro dieci anni saranno comuni nella vita quotidiana e il 61% affiderebbe loro le faccende domestiche. L’assenso diminuisce quando entrano in gioco attività di assistenza e cura.


La fiducia nei mezzi d’informazione

In Italia la televisione nazionale è considerata affidabile dal 43% degli intervistati, contro il 62% della media globale. Per le notizie diffuse in rete il dato scende al 37%, mentre nel resto del campione raggiunge il 52%.

Il giudizio più netto riguarda l’indipendenza editoriale: l’82% degli italiani ritiene che i mezzi d’informazione tradizionali siano orientati politicamente. Si tratta della percezione dei cittadini, non di una misurazione dell’effettivo schieramento delle testate, ma il dato segnala una forte crisi di autorevolezza.

La sfiducia non si trasferisce automaticamente ai protagonisti dell’informazione digitale. Il 48% considera i creatori di contenuti online capaci di intercettare i problemi delle persone comuni; la risposta riguarda la loro vicinanza alle preoccupazioni del pubblico e non certifica l’accuratezza delle informazioni diffuse.

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