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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Israele, Knesset senza maggioranza: tre vie per il governo

Netanyahu ed Eisenkot cercano alleati arabi, un’intesa nazionale oppure una nuova consultazione elettorale

Le elezioni parlamentari israeliane non hanno consegnato una maggioranza autonoma a nessuno dei due principali schieramenti. Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot dovranno quindi trovare appoggi esterni per formare un esecutivo.

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Unità nazionale o nuove urne

La permanenza di Netanyahu alla guida del governo passa soprattutto dalla possibilità di un accordo con il blocco rivale. Un esecutivo di unità nazionale consentirebbe al premier di restare al potere, ma richiederebbe l’ingresso o il sostegno dei partiti guidati da Eisenkot.

Nel discorso pronunciato nella notte, Netanyahu ha ringraziato i suoi «partner leali» e ha affermato che «la maggioranza sionista deve unirsi». Il riferimento è stato interpretato come un messaggio agli alleati dell’area nazionalista e religiosa, tra cui Itamar Ben-Gvir, Bezalel Smotrich e i partiti ultraortodossi.

Sul premier pesano però pressioni interne, compreso il possibile intervento del presidente Isaac Herzog, e sollecitazioni internazionali favorevoli a un esecutivo più ampio. Fonti politiche ritengono inoltre possibile un coinvolgimento del presidente statunitense Donald Trump.

Il gruppo di Eisenkot appare restio a entrare in una coalizione con Netanyahu. I suoi esponenti temono infatti che il primo ministro possa provocare la caduta dell’esecutivo in qualsiasi momento, lasciando agli alleati la responsabilità politica dell’operazione.

L’alternativa è tornare alle urne. Questa ipotesi viene considerata concreta nonostante l’affluenza eccezionalmente elevata registrata nel voto di ieri. Netanyahu potrebbe puntare sul fatto che la partecipazione degli elettori arabi e il rientro di cittadini israeliani dall’estero non si ripetano con la stessa intensità.


Il peso dei partiti arabi

I risultati delle due liste arabe hanno assunto un’importanza decisiva. La loro forza combinata, mai così ampia secondo i dati disponibili, rende impossibile per entrambi i blocchi raggiungere da soli la soglia necessaria a governare.

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Un esecutivo di minoranza resta quindi una delle opzioni teoriche, ma al momento appare poco probabile. Il blocco di Eisenkot è in svantaggio rispetto a quello di Netanyahu, considerando separatamente le formazioni arabe.

Per procedere servirebbe l’astensione della Lista Unita di Yousef Jabareen e il sostegno di almeno un deputato di Ra'am, il partito guidato da Mansour Abbas. Anche un eventuale pareggio tra i due schieramenti principali lascerebbe comunque margini molto ridotti per una soluzione di questo tipo.

Avigdor Lieberman e Naftali Bennett, leader rispettivamente di Yisrael Beiteinu e Insieme, hanno finora escluso un governo minoritario. Nelle ultime ore non hanno rilanciato questa possibilità, senza però aprire formalmente ad altre formule.


I prossimi passaggi alla Knesset

Nell’immediato Netanyahu dovrebbe concentrarsi sul controllo della Knesset e sulla continuità dell’esecutivo provvisorio, mantenendo l’incarico di primo ministro durante le trattative.

Se il blocco di Eisenkot scegliesse di sostenere nuove elezioni, potrebbe cercare prima di cambiare il presidente della Knesset e di sostituire Netanyahu. Per riuscirci sarebbe necessaria una collaborazione con i partiti arabi, gli stessi che il premier potrebbe tentare di coinvolgere a proprio vantaggio.

La definizione dell’assetto parlamentare dipenderà dunque dai negoziati tra i blocchi principali e dalle decisioni delle liste arabe, il cui risultato ha impedito la formazione immediata di una maggioranza.

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