Israele al voto, Netanyahu cerca un altro mandato
Urne aperte il 28 ottobre: i sondaggi indicano un Parlamento senza maggioranza e possibili intese dopo lo scrutinio.
Israele voterà il 28 ottobre per rinnovare i 120 seggi della Knesset, in un’elezione considerata incerta e centrata sul futuro politico di Benjamin Netanyahu.
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Il giudizio sulla guerra
Il voto arriva dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e i conflitti che hanno coinvolto Gaza, Libano, Iran e Yemen. Gli elettori dovranno valutare la gestione di quella crisi, le responsabilità attribuite al governo per il fallimento della sicurezza e i risultati delle operazioni militari successive.
Per Netanyahu pesa anche il deterioramento dell’immagine internazionale di Israele. La guerra a Gaza ha provocato, secondo i dati riportati nel testo, oltre 70mila vittime palestinesi, tra cui 22-25mila combattenti di Hamas secondo le autorità israeliane. Dal novembre 2024 il premier è inoltre ricercato dalla Corte penale internazionale per accuse legate a crimini di guerra e contro l’umanità, contestate con fermezza dal governo e dall’opinione pubblica israeliana.
Netanyahu e la destra
Il leader del Likud, nato a Tel Aviv il 21 ottobre 1949, ha già guidato il Paese dal 1996 al 1999 e poi dal 2009 al 2021. Dopo la parentesi dei governi guidati da Yair Lapid e Naftali Bennett, è tornato al potere nel dicembre 2022 sostenuto da una coalizione comprendente partiti religiosi e forze della destra radicale, tra cui Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir.
Negli ultimi giorni della campagna Netanyahu ha insistito sui rischi provenienti dai nemici di Israele e ha prospettato una nuova azione contro Teheran. Secondo quanto riferito da diversi organi di informazione, l’ipotesi avrebbe creato tensioni con il capo di stato maggiore Eyal Zamir e con i vertici del Mossad. Il premier ha comunque ricevuto l’appoggio pubblico di Donald Trump.
Alla vigilia delle urne Netanyahu ha anche visitato il Muro del Pianto, dove ha lasciato un messaggio rivolto ai militari e alla vittoria del Paese. Nello stesso luogo si sono recati Ben-Gvir e Smotrich.
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Sondaggi senza maggioranza
Le rilevazioni più recenti descrivono il blocco di governo in difficoltà e la formazione guidata dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot in crescita. Un sondaggio attribuisce 23 seggi a Yashar e 21 al Likud; nel complesso, il fronte dell’attuale maggioranza arriverebbe a 50 deputati, contro i 56 dell’area favorevole al cambiamento.
La soglia per governare è fissata a 61 seggi su 120, ma nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe quel limite senza il sostegno dei partiti arabi. Dopo il voto, Eisenkot e i suoi alleati potrebbero quindi dover negoziare con quelle forze oppure valutare un’intesa con Netanyahu, ridimensionando le componenti più radicali dei rispettivi schieramenti.
Urne e formazione del governo
I seggi resteranno aperti dalle 7 alle 22, cioè dalle 6 alle 21 in Italia. Le prime proiezioni saranno diffuse poco dopo la chiusura, mentre per il conteggio completo serviranno diverse ore. Il corpo elettorale comprende circa 7,3 milioni di cittadini con almeno 18 anni, su una popolazione di 10,2 milioni.
Il sistema è proporzionale: le liste devono superare il 3,25% per ottenere rappresentanza e i 120 posti vengono ripartiti in base ai voti raccolti. Per entrare nella Knesset i candidati devono avere almeno 21 anni.
A gestire le consultazioni sarà il presidente Isaac Herzog, in carica dal 2021. Spetterà a lui affidare l’incarico alla persona ritenuta più capace di costruire una maggioranza. I negoziati potrebbero durare giorni, settimane o mesi; in caso di mancato accordo, il Paese potrebbe tornare alle urne, come già accaduto quattro volte tra il 2019 e il 2021.
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