Iran, Trump prende tempo: Netanyahu insiste prima del voto
Il premier israeliano avrebbe chiesto di riattivare l’offensiva contro Teheran, mentre Washington valuta ancora se intervenire prima degli appuntamenti elettorali.
La Casa Bianca non ha ancora deciso se autorizzare una nuova offensiva contro l’Iran, ma il dossier resta al centro dei colloqui tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente statunitense ha lasciato aperta ogni possibilità, mentre Israele manterrebbe le proprie forze in stato di elevata prontezza operativa in vista di un eventuale cambio di linea.
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Trump rinvia la scelta sull’Iran
Parlando con i giornalisti, Trump ha assicurato che una decisione arriverà «molto presto». Il presidente ha descritto l’Iran come «un paese fallito», sostenendo che il Paese non disponga di un’economia solida, abbia un’inflazione del 300% e non riesca a pagare i propri militari.
Secondo una fonte americana citata dal canale israeliano N12, Netanyahu avrebbe affrontato in più occasioni l’ipotesi di riavviare le operazioni militari. Trump gli avrebbe consentito di «procedere con i preparativi», senza però promettere l’autorizzazione ufficiale a un attacco. La stessa ricostruzione non esclude nessuno scenario: un ordine immediato, un intervento rinviato oppure la rinuncia definitiva all’operazione.
La pressione di Netanyahu prima del voto
Stando a funzionari informati sui colloqui, il premier israeliano avrebbe chiesto a Trump di riprendere i raid prima del 27 ottobre, data delle elezioni in Israele. Per il 3 novembre sono invece fissate negli Stati Uniti le elezioni di metà mandato. Le motivazioni addotte riguarderebbero nuovi elementi ritenuti preoccupanti sul programma nucleare iraniano.
Funzionari statunitensi avrebbero interpretato le richieste di Netanyahu come il tentativo di arrivare a un’azione militare prima dell’appuntamento elettorale israeliano. L’ufficio del primo ministro, tuttavia, ha respinto l’idea che Netanyahu voglia trascinare il Paese in guerra contro Teheran per ragioni legate al voto. N12 riferisce inoltre che le Forze di difesa israeliane e il Comando centrale degli Stati Uniti stanno completando i preparativi necessari a un possibile intervento, nonostante Trump abbia dichiarato pubblicamente di non voler riprendere gli attacchi prima delle elezioni di metà mandato americane.
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Dubbi sul rischio nucleare
La valutazione dell’intelligence israeliana non sarebbe cambiata al punto da rendere indispensabile, nelle prossime due o tre settimane, un’operazione congiunta tra Israele e Stati Uniti. Secondo le fonti citate, gli apparati di sicurezza non vedrebbero quindi nuovi elementi sufficienti a giustificare un’azione immediata.
Negli ultimi giorni l’Iran avrebbe comunque eseguito lanci di prova di missili balistici da più località. I test sembrerebbero collegati al tentativo di ricostruire una capacità missilistica fortemente indebolita, ma le stime militari indicano che il processo procede lentamente e resta incompleto.
Un’ulteriore incognita riguarda le conseguenze interne a Israele. Il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, avrebbe avvertito che una ripresa dei combattimenti prima delle elezioni potrebbe persino provocarne il rinvio. I critici di Netanyahu ritengono invece che l’ipotesi di un attacco sia alimentata soprattutto da considerazioni politiche.
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