Iran, sul tavolo la bomba da 9,7 tonnellate: nuova escalation
Washington prepara nuove opzioni contro siti nucleari ed energia iraniani, compreso il possibile impiego per la prima volta della più grande bomba non atomica americana.
La possibilità di un nuovo attacco statunitense contro l’Iran apre lo scenario di un’arma senza precedenti per questo conflitto: la GBU-43/B MOAB, ordigno convenzionale da 9,7 tonnellate. L’ipotesi sarebbe legata a un eventuale ordine di Donald Trump, prima oppure dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre 2026.
I piani elaborati dalle forze armate americane comprenderebbero raid contro strutture energetiche e obiettivi collegati al programma nucleare iraniano. Il ricorso alla bomba, tuttavia, non garantirebbe secondo le valutazioni riportate dalle fonti l’effetto strategico auspicato dalla Casa Bianca.
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Una scelta dal forte impatto politico
La MOAB è il più grande ordigno non nucleare nell’arsenale degli Stati Uniti. Il suo impiego contro l’Iran sarebbe una prima assoluta e costituirebbe un deciso innalzamento del livello dello scontro, al di là dei dubbi sulla sua capacità di modificare gli equilibri militari.
L’arma è progettata per sprigionare una potentissima onda d’urto su una superficie molto ampia. Il peso, pari a circa 9,7 tonnellate, e la sua funzione dirompente le hanno valso il soprannome di “Madre di tutte le bombe”.
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Gli obiettivi già esaminati
Tra i bersagli presi in considerazione figurano impianti per la produzione o la distribuzione dell’energia e altri punti ritenuti strategici sul territorio iraniano. I nuovi scenari operativi non si limiterebbero quindi alle strutture direttamente associate al programma atomico.
Un’ipotesi riguarda Pickaxe Mountain, sito che gli Stati Uniti sospettano possa ospitare componenti connessi alle attività nucleari iraniane. La decisione finale dipenderebbe da un eventuale nuovo via libera presidenziale e potrebbe arrivare in una fase precedente o successiva al voto di novembre 2026.
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