Iran, il nodo è la data: Israele spinge, Trump prende tempo
Il possibile attacco congiunto contro Teheran sarebbe condizionato da due appuntamenti elettorali ravvicinati e da strategie divergenti tra Netanyahu e Trump.
La domanda non riguarda soltanto se Stati Uniti e Israele intendano colpire l’Iran, ma soprattutto quando potrebbe scattare l’operazione. Le indiscrezioni indicano infatti una distanza tra i piani del premier israeliano Benjamin Netanyahu e quelli del presidente statunitense Donald Trump.
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Due urne possono cambiare i piani
Netanyahu, secondo quanto riferito da diversi mezzi di informazione, starebbe valutando un’azione prima del 27 ottobre. In quella data Israele sarà chiamato alle urne per una consultazione considerata decisiva per il futuro politico del premier, che i sondaggi descrivono alle prese con un distacco dagli avversari.
La Casa Bianca seguirebbe invece una tempistica più prudente. Trump, stando alle ricostruzioni disponibili, prenderebbe in considerazione un eventuale attacco contro Teheran soltanto dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre negli Stati Uniti.
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Netanyahu accelera, Trump frena
Le voci su un’operazione comune sono aumentate nelle ultime settimane. Alcune ricostruzioni sostengono che Netanyahu fosse già pronto a ordinare un attacco all’inizio di ottobre, ma che il progetto sarebbe stato bloccato dall’intervento di Trump.
Il quadro resta comunque legato a indiscrezioni e non a un annuncio ufficiale. Per questo la possibile offensiva contro la Repubblica Islamica rimane priva di una data certa, mentre il calendario elettorale sembra rappresentare il principale elemento capace di influenzare le decisioni dei due leader.
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