Iran, gli Stati Uniti ritirano le famiglie: il segnale che allarma il Golfo
Washington ordina l’uscita del personale e dei familiari da diverse sedi diplomatiche mentre Netanyahu invoca il rovesciamento del potere iraniano.
Il livello di allerta in Medio Oriente si alza con una decisione americana che coinvolge diverse rappresentanze diplomatiche. Tutti i dipendenti dell’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita e i loro familiari sono stati invitati a lasciare il Paese; per i congiunti del personale in servizio sono state disposte partenze anche da Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar e Bahrein.
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Washington riduce la presenza diplomatica
La misura arriva mentre l’Arabia Saudita continua a essere esposta agli attacchi dei ribelli Houthi, attivi dallo Yemen. Una fonte diplomatica ha riferito che l’ordine riguarda l’intero personale americano della sede di Riad e le rispettive famiglie: «A tutto il personale americano e ai loro familiari è stato ordinato di lasciare l’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita».
Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di precauzioni statunitensi nell’area. Donald Trump, infatti, non ha escluso la possibilità di una nuova operazione militare contro l’Iran, alimentando i timori di un possibile allargamento della crisi anche ai Paesi alleati di Washington nel Golfo.
Netanyahu torna a puntare su Teheran
Nelle stesse ore Benjamin Netanyahu ha rilanciato la linea più dura nei confronti della Repubblica islamica. Durante una cerimonia militare nel sud di Israele, il primo ministro ha sostenuto che il potere iraniano non avrebbe tratto insegnamento dagli eventi recenti e ha indicato nel suo rovesciamento l’unico modo per eliminare definitivamente la minaccia.
Netanyahu ha inoltre accusato Mojtaba Khamenei di proseguire sulla strada del padre e ha affermato che Teheran starebbe tentando ancora di sviluppare armi letali. Ha quindi detto di aver impartito alle forze armate israeliane, al Mossad e agli apparati di sicurezza l’ordine di agire per rimuovere il pericolo.
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Caccia israeliani vicino all’Iran
A rendere ancora più delicato lo scenario è stato il volo di decine di aerei militari israeliani sopra Siria e Iraq, fino ad avvicinarsi al confine iraniano. Israele ha presentato l’attività come un’esercitazione con funzione deterrente; insieme ai caccia hanno operato anche velivoli per il rifornimento in volo, seguendo una traiettoria compatibile con un’eventuale missione d’attacco prima di rientrare.
Washington era stata informata in anticipo dell’operazione, svolta a una settimana dalle elezioni israeliane del 27 ottobre. Alcuni funzionari americani, tuttavia, ritengono possibile che l’obiettivo fosse spingere le difese iraniane ad aprire il fuoco, creando un pretesto per la ripresa delle ostilità.
Il nodo delle nuove operazioni
L’episodio si collega alle indiscrezioni secondo cui Netanyahu avrebbe chiesto a Trump di valutare un intervento contro l’Iran prima del voto israeliano e delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il presidente americano, inizialmente orientato a considerare l’ipotesi, avrebbe poi scelto di non procedere.
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