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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Innovazione italiana, la Farnesina prepara la svolta globale: cosa cambia

Dalla cybersicurezza alle biotecnologie, l’Italia punta a conquistare nuovi mercati e valuta altri centri Innovit nei principali poli tecnologici internazionali.

Startup e piccole imprese italiane hanno già iniziato a raccogliere capitali, creare sedi oltreconfine e stringere accordi tecnologici grazie ai programmi di Innovit. Il centro inaugurato nel 2022 nella Silicon Valley potrebbe però essere soltanto il primo tassello di una rete più ampia: la Farnesina sta valutando l’apertura di strutture analoghe in altri grandi poli mondiali dell’innovazione.

Attorno alla sede californiana si è sviluppata una rete composta da manager italiani, ricercatori e professionisti attivi nella Silicon Valley, con contributi anche di esperti legati a Stanford e Berkeley. Il loro supporto aiuta le imprese a perfezionare il piano d’impresa, le presentazioni e il modo di dialogare con i potenziali finanziatori.


Innovit cerca nuove capitali tecnologiche

Nei programmi di Innovit sono entrate finora poco meno di 500 startup e piccole e medie imprese innovative. I percorsi hanno riguardato ambiti diversi, dalle tecnologie pulite alla transizione energetica, dalla sicurezza informatica allo spazio, passando per l’agroalimentare tecnologico e le biotecnologie.

Secondo Sergio Strozzi, responsabile dell’Ufficio per la promozione delle filiere industriali innovative e delle startup della Farnesina, l’esperienza ha già prodotto risultati concreti. Alcune aziende hanno aperto una filiale negli Stati Uniti, altre hanno ottenuto finanziamenti o avviato collaborazioni industriali. «Stiamo studiando la possibilità di aprire altri Innovit nei tech hub mondiali più importanti, anche al di fuori degli Stati Uniti e della Silicon Valley», ha spiegato.


L’Italia cambia volto all’estero

La nuova impostazione non riguarda soltanto la promozione commerciale, ma anche il modo in cui il sistema Paese viene presentato fuori dai confini nazionali. L’obiettivo è affiancare alla tradizionale offerta italiana comparti ad alto contenuto tecnologico, come intelligenza artificiale, cybersicurezza, biotecnologie, tecnologie quantistiche, spazio ed energia.

«Il Ministero degli Esteri abbraccia completamente questa visione e la considera la strategia per far crescere l’economia presente e futura dell’Italia su due leve: internazionalizzazione e innovazione», ha detto Strozzi durante una diretta dedicata all’export. La Farnesina punta così a raccontare un’Italia legata non solo alla manifattura e ai settori storicamente forti, ma anche alla ricerca scientifica, alle invenzioni e alla capacità di trasformarle in prodotti.

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Tre filiere al centro del piano

Per individuare mercati, appuntamenti e manifestazioni su cui concentrare le risorse, Farnesina, Agenzia Ice e altri interlocutori pubblici hanno istituito tre gruppi di lavoro. I tavoli sono dedicati a scienze della vita, farmaceutica e biotecnologie; sicurezza informatica; intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche.

La presenza internazionale è già stata rafforzata in diversi appuntamenti. Nel 2025 l’Italia ha debuttato con un proprio spazio nazionale alla RSA Conference di San Francisco, dedicata alla cybersicurezza, mentre la settimana successiva avrebbe partecipato per la prima volta con Agenzia Ice alla Cyberweek di Singapore.

Nel settore biotecnologico è stato avviato il Montalcini Global Biotech Tour, che accompagna le realtà italiane nelle principali fiere mondiali, dal farmaceutico alla longevità fino allo sviluppo di nuove molecole. Nel 2026 è arrivata anche la prima partecipazione italiana a SPIE Photonics West, manifestazione dedicata a sensori, fotonica e ottica.


Più investimenti dall’estero

Il cambio di posizionamento trova un riscontro anche nei numeri. Nel 2025 il capitale di rischio raccolto in Italia ha raggiunto circa 2 miliardi di euro e il 30% delle risorse è arrivato dall’estero. Per Strozzi, il dato segnala un interesse crescente verso l’ecosistema italiano dell’innovazione, non più limitato ai comparti tradizionali.

La strategia viene descritta dalla Farnesina come un’azione su due fronti: aumentare la visibilità delle filiere tecnologiche nazionali e favorire l’incontro tra startup, piccole e medie imprese, aziende più strutturate, investitori e possibili partner commerciali. L’intenzione è estendere la partecipazione italiana alle principali fiere mondiali e consolidare la presenza nei mercati considerati più promettenti.

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