Industria italiana sotto attacco: 45 incidenti informatici nel semestre
Il manifatturiero concentra il 18,4% degli incidenti nazionali, contro il 5,4% rilevato su scala mondiale
Il manifatturiero italiano ha registrato 45 incidenti informatici gravi nei primi sei mesi del 2026, pari al 18,4% del totale nazionale.
GioiaPura
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La sicurezza oltre le regole
Per le aziende proteggere reti e sistemi non significa soltanto rispettare gli obblighi previsti dalle norme. La continuità delle attività produttive è diventata parte integrante della sicurezza economica, soprattutto in un Paese dove l’industria ha un peso rilevante.
Un attacco può fermare impianti, interrompere servizi e trasmettere i suoi effetti a clienti e fornitori. Il rischio, quindi, riguarda le singole imprese ma può estendersi alle amministrazioni, alle infrastrutture essenziali e agli operatori tecnologici che le sostengono.
L’intelligenza artificiale accelera le minacce
Secondo il rapporto Clusit, l’intelligenza artificiale non spiega da sola l’aumento degli attacchi osservato nel semestre. Può tuttavia rendere più semplici operazioni articolate e consentire anche a soggetti con competenze inferiori di condurre attività offensive.
Il documento rileva inoltre i primi segnali del cosiddetto agentic hacking: sistemi composti da agenti autonomi che potrebbero coordinarsi, modificare le proprie mosse e combinare vulnerabilità e tecniche diverse.
Un semestre da record
Tra gennaio e giugno sono stati rilevati 4.911 incidenti gravi nel mondo, il valore più elevato mai raggiunto in un semestre. Rispetto alla seconda metà del 2025 la crescita è stata del 105 per cento, mentre il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente mostra un incremento del 71 per cento.
La media mensile è arrivata a 819 episodi, contro i 439 del 2025 e i 171 del 2021. Nei primi sei mesi dell’anno è stato inoltre raggiunto il 93 per cento degli incidenti conteggiati nell’intero 2025.
Il dato va letto insieme alla qualità delle informazioni disponibili. Gli episodi classificati come undisclosed, cioè privi di una tecnica identificata, sono saliti da 943 nel primo semestre 2025 a 3.321 nel 2026, circa due terzi del campione.
Al contrario, gli attacchi con modalità accertata sono diminuiti da 1.930 a 1.590. Il Clusit definisce questa situazione un «paradosso della trasparenza»: le notifiche sono più numerose, ma spesso non consentono di ricostruire come sia stata condotta l’intrusione. Il record conferma dunque l’aumento degli eventi conosciuti, senza offrire una misura altrettanto precisa sull’evoluzione delle tecniche.
Cybercrime dominante nel mondo
Il cybercrime ha prodotto 4.683 incidenti, pari al 95,4 per cento del totale globale. L’hacktivism si è fermato invece a 62 casi, con una contrazione del 73 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025.
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Il comparto governativo, militare e delle forze dell’ordine ha raccolto 751 episodi, risultando il più colpito. Il commercio all’ingrosso e al dettaglio è salito al terzo posto con 467 casi, oltre quattro volte quelli censiti un anno prima.
Meno attacchi politici in Italia
Nel nostro Paese gli incidenti sono stati 245, contro i 280 del primo semestre 2025. Il confronto con i sei mesi precedenti indica però un aumento dell’8 per cento, mentre la quota italiana sul totale mondiale è scesa dal 9,5 al 5 per cento.
La composizione degli episodi è cambiata sensibilmente. L’hacktivism è passato dal 38,7 per cento del 2025 al 17 per cento, mentre il cybercrime è tornato a prevalere, raggiungendo circa l’82 per cento dei casi.
Anche il comparto governativo, militare e delle forze dell’ordine ha ridotto il proprio peso, dal 28,4 all’11 per cento degli incidenti italiani. Nello stesso periodo gli attacchi DDoS sono calati dal 38,5 al 17 per cento.
Il rapporto collega questa riduzione a più fattori: il rafforzamento delle procedure e delle difese dopo la legge 90 del 2024 e la direttiva NIS2, il recupero più veloce dei servizi e una copertura mediatica meno intensa. La tendenza dovrà essere verificata attraverso i dati dell’intero anno.
Il peso del manifatturiero
La quota italiana del comparto produttivo è molto superiore a quella osservata nel resto del mondo: 18,4 per cento degli incidenti nazionali contro il 5,4 per cento globale. Le vittime italiane rappresentano inoltre il 17 per cento di quelle manifatturiere rilevate a livello internazionale.
Questo confronto non dimostra automaticamente che le imprese italiane siano più vulnerabili. Sul risultato incidono la struttura dell’economia nazionale, i criteri con cui è composto il campione e la diversa visibilità degli attacchi. Il dato segnala però una forte esposizione dell’industria nel quadro cyber italiano.
Malware in crescita
Nel primo semestre 2026 il malware è diventato la tecnica più frequente in Italia, passando dal 22,7 per cento degli episodi del 2025 al 43 per cento. La crescita modifica anche il tipo di conseguenze possibili per le aziende colpite.
L’obiettivo non è necessariamente sottrarre informazioni: l’infezione può arrestare la produzione, rendere indisponibili i servizi e propagarsi attraverso i rapporti con fornitori e partner. Per questo la protezione informatica delle imprese manifatturiere riguarda anche la tenuta delle catene produttive.
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