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Attualità 3 min di lettura14 ore fa

Industria della difesa, Mosca punta sulla paura: chi è nel mirino

Le intelligence europee segnalano un salto di livello nelle operazioni russe contro dirigenti e aziende della difesa, con conseguenze sulla sicurezza e sulle forniture a Kiev.

Il bersaglio non sarebbe soltanto un impianto da danneggiare, ma anche la tranquillità di chi lo dirige. La Russia starebbe infatti cercando di condizionare le decisioni dell’industria europea della difesa attraverso minacce, sorveglianza e possibili attentati, in una fase in cui la guerra in Ucraina rimane senza una svolta sul campo e Mosca deve fare i conti con difficoltà economiche.

L’allarme arriva da cinque agenzie d’intelligence europee, secondo cui il Cremlino ha ampliato le attività di sabotaggio e le iniziative di guerra ibrida per ridurre il sostegno occidentale a Kiev. Tra i potenziali obiettivi figurano i vertici dei grandi gruppi, ma anche imprese più piccole impegnate nella produzione di droni e componenti.


La paura è già un’arma

Per gli apparati di sicurezza, l’effetto cercato non coincide necessariamente con la riuscita di un attacco. La sola impressione di essere osservati o di poter diventare una vittima può spingere dirigenti e aziende a valutare con maggiore cautela i rapporti con l’Ucraina.

«L’obiettivo principale, dal punto di vista russo, resta psicologico», ha spiegato un funzionario dell’intelligence europea. Secondo la stessa fonte, indurre una persona a chiedersi se sia davvero un bersaglio può bastare a modificarne le scelte imprenditoriali.

Le autorità rilevano inoltre un cambiamento nelle modalità operative. Il Gru, l’intelligence militare russa, collaborerebbe sempre più spesso con ambienti criminali e con reti di agenti capaci di muoversi oltre confine, distribuendo sorveglianza, organizzazione ed esecuzione tra soggetti diversi invece di affidarsi soltanto a reclutamenti via internet.


Dirigenti e stabilimenti sotto pressione

In Germania il BfV, il servizio di intelligence interno, ha rafforzato i contatti con dipendenti e dirigenti delle società del settore, arrivando a suggerire il ricorso a protezioni private. Il suo capo, Sinan Selen, ha avvertito che la Russia starebbe preparando intenzionalmente azioni violente contro singole persone, anche attraverso soggetti legati allo Stato.

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Alcuni piani sono stati individuati prima di poter essere realizzati. In altri casi sono emersi controlli ripetuti nei pressi delle abitazioni e dei luoghi di lavoro di possibili vittime. Ad agosto, in Svezia, due turisti russi erano stati fermati dopo aver montato una tenda vicino alla proprietà di Micael Johansson, amministratore delegato di Saab; il loro arresto, seguito dal rilascio, non dimostra tuttavia l’esistenza di un complotto.

L’attenzione delle autorità è particolarmente alta dall’inizio del 2024, quando i servizi statunitensi e tedeschi avevano scoperto un piano contro Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall e sostenitore dell’invio di armi a Kiev. Il dirigente ha raccontato di vivere ora sotto sorveglianza continua, garantita da guardie private e forze di polizia.


Sicurezza, costi e produzione

Negli ultimi sei mesi diversi dirigenti del comparto hanno aumentato la propria protezione su indicazione delle autorità. Alcune imprese stanno prendendo in considerazione anche lo spostamento degli stabilimenti, una scelta che aggiungerebbe complessità a una filiera già chiamata ad aumentare rapidamente la produzione militare.

Il peso finanziario delle misure di tutela, estese anche agli impianti, rischia di gravare soprattutto sulle aziende di dimensioni ridotte. Proprio queste realtà, però, sono considerate strategiche per la fabbricazione di droni e componenti necessari al sostegno occidentale all’Ucraina.

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