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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Il Pierre resta alle vedove: salta l’affare da 2 miliardi a Manhattan

Il mancato versamento della caparra da 100 milioni ferma il progetto saudita per rinnovare lo storico edificio affacciato su Central Park

Il progetto da due miliardi di dollari per rilevare il Pierre di Manhattan si è fermato prima del traguardo. A far saltare l’operazione è stato il mancato pagamento, entro i termini previsti, dei 100 milioni di caparra da parte di Motasem Khashoggi. Per ora, dunque, le proprietarie residenti nello storico edificio non dovranno lasciare i loro appartamenti.

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La caparra che ha fermato l’accordo

La notizia è stata accolta con soddisfazione da Tina Beriro, 86 anni, da oltre vent’anni tra gli abitanti del Pierre. «Un gruppo di vecchie signore, vedove e divorziate: guardate che cosa siamo riuscite a fare! Senza di noi saremmo già state mandate via», ha detto dopo aver saputo che l’acquirente non aveva completato il versamento richiesto.

L’intesa avrebbe comportato la vendita e il trasferimento dei proprietari di circa 70 appartamenti, compresi quelli di alcune delle donne che hanno guidato l’opposizione. Il piano prevedeva una ristrutturazione da un miliardo di dollari affidata a Dorchester Collection, la catena alberghiera di lusso legata al sultano del Brunei, con l’obiettivo di rilanciare un complesso considerato prestigioso ma bisognoso di interventi.


Gli interessi di Lutnick nel palazzo

A sostenere l’operazione era Howard Lutnick, ministro del Tesoro nell’amministrazione di Donald Trump. Sarebbe stato proprio lui a coinvolgere Khashoggi, 56 anni e laureato ad Harvard, come possibile compratore. Il saudita appartiene alla stessa famiglia di Adnan Khashoggi, noto trafficante d’armi, e di Jamal Khashoggi, il giornalista ucciso nel 2018 a Istanbul.

Lutnick possiede al Pierre un appartamento di 16 stanze, quattro terrazze e un campo da pallacanestro al coperto, anche se non vi ha mai abitato personalmente. Secondo i documenti esaminati dal New York Times, il ministro avrebbe potuto ottenere 60 milioni di dollari dalla vendita; altri 30 milioni sarebbero spettati come commissione a Newmark, società immobiliare da lui guidata in passato e dove lavorano due dei suoi figli.

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Un condominio diviso sul futuro

La disputa ha coinvolto diversi nomi della società newyorkese. Tra i contrari alla cessione figuravano il cantante Art Garfunkel e la stilista Tory Burch, mentre l’ex amministratore delegato di Disney Michael Eisner sosteneva la proposta di Khashoggi e Lutnick. Durante una riunione particolarmente tesa, Burch aveva invitato Eisner ad andarsene se non condivideva il modo in cui il complesso veniva amministrato.

Il Pierre, aperto nel 1930, ha ospitato nel corso dei decenni personaggi come Liz Taylor, Michele Sindona, Audrey Hepburn, Ari Onassis e Cary Grant. Dietro la facciata del lusso, però, il palazzo deve fare i conti con infiltrazioni, tubature deteriorate e sistemi antincendio ormai superati.


Il lusso non basta a salvarlo

L’albergo, affidato alla gestione di Taj Hotels, registra perdite per milioni di dollari ogni anno e avrebbe bisogno di lavori molto costosi. È questo il contrasto al centro della contesa: da una parte la necessità di investire, dall’altra il timore dei residenti di perdere le proprie abitazioni e il controllo sul complesso.

Per il momento le vedove e gli altri proprietari possono restare nei loro appartamenti. Khashoggi, dal canto suo, ha rivendicato di non aver subito una sconfitta netta: «Loro hanno il loro palazzo, io ho tenuto i miei soldi. Non so chi abbia perso di più».

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