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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Il piano di Schlein per Palazzo Chigi: Conte resta il regista

La segretaria del Pd prova a costruire un’alternativa a Meloni, ma su Ucraina, difesa e alleanze restano nodi che rafforzano il peso del leader del Movimento 5 Stelle.

La prova più delicata per Elly Schlein non riguarda soltanto la capacità di presentare un programma, ma anche quella di definire la direzione politica della coalizione. Alla guida del Pd, la segretaria ha mostrato determinazione e abilità nel contenere le contestazioni, ma il confronto con gli alleati continua a porre interrogativi sulla sua effettiva autonomia.

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La politica estera resta il punto debole

Nel corso dell’assemblea nazionale organizzata alla Nuvola di Roma, il dibattito ha evidenziato soprattutto le incertezze sulla linea internazionale. Giorgio Gori e altri esponenti riformisti hanno sollevato dubbi sul sostegno all’Ucraina, mentre Marco Pierini ha richiamato l’attenzione sulle posizioni ancora poco definite nei confronti di Israele.

Anche il tema della difesa ha lasciato aperte diverse questioni. Schlein ha distinto tra il rifiuto di un incremento della spesa militare nazionale e il sostegno a una difesa comune europea, ma questa impostazione viene considerata problematica perché l’Unione europea non dispone di una competenza autonoma piena in materia: le decisioni restano in larga misura nelle mani dei singoli Stati. Secondo questa lettura, il Pd cerca così di conservare il proprio profilo europeista senza assumere una posizione netta sull’aumento delle risorse destinate alla sicurezza.


Schlein cerca il suo spazio

Sul piano interno, la segretaria ha presentato proposte dedicate a sanità, scuola ed economia, delineando i tratti di un possibile programma per un futuro governo progressista. Nel farlo, ha evitato di citare Giuseppe Conte e gli altri alleati, trasformando la coalizione in costruzione in un progetto alternativo alla maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

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Schlein ha inoltre mostrato di saper resistere sia agli attacchi della destra sia alle tensioni provenienti dal suo stesso partito. La sua strategia ha però comportato anche un ridimensionamento di quella componente interna che non accetta l’abbandono della vocazione maggioritaria del Pd.


Il peso degli alleati decide la rotta

La questione centrale, nei prossimi mesi, sarà il rapporto tra l’impostazione della segretaria e le richieste dei partiti che dovrebbero sostenerla. Le loro pressioni potrebbero spostare il fronte progressista lontano dalla tradizione originaria del Partito Democratico e dai riferimenti del socialismo europeo.

Per questo, riconoscere la solidità politica di Schlein non significa attribuirle già il pieno controllo della coalizione. Finora, secondo questa ricostruzione, Giuseppe Conte ha avuto un’influenza più marcata sulla linea dell’opposizione, mentre la segretaria del Pd si è concentrata soprattutto nel tenere insieme componenti populiste e radicali. La sfida per Schlein sarà dunque trasformare il ruolo di mediatrice in una leadership capace di fissare davvero l’agenda comune.

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