Hasan, niente immagini dell’esecuzione: Trump fa marcia indietro
La condanna di Nidal Malik Hasan resta fissata per il 3 dicembre, ma la fucilazione non sarà trasmessa: potranno assistere soltanto i parenti delle vittime.
La condanna di Nidal Malik Hasan è prevista per giovedì 3 dicembre. Il detenuto sarà giustiziato davanti a un plotone d’esecuzione, ma senza alcuna diffusione delle immagini: ai familiari più stretti delle vittime sarà comunque consentito assistere di persona, se lo vorranno.
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Trump rinuncia alla diretta controversa
Donald Trump ha spiegato di avere inizialmente considerato la trasmissione della fucilazione come un possibile avvertimento per i terroristi. L’idea, secondo il presidente, era mostrare quale sarebbe stata la risposta degli Stati Uniti contro persone come Hasan.
Dopo le numerose contestazioni, tuttavia, Trump ha cambiato posizione. Ha riconosciuto che molti cittadini, pur sostenendo la giustizia, non avrebbero voluto vedere l’ex militare morire né attraverso una diretta né tramite altre immagini. «Morirà, come previsto, davanti a un plotone d’esecuzione, ma l’evento non sarà trasmesso in streaming», ha scritto su Truth.
I parenti potranno assistere
La decisione arriva una settimana dopo l’annuncio di Peter Hegseth, ministro della Guerra, che aveva indicato la possibilità di trasmettere l’esecuzione in rete. La proposta aveva provocato reazioni negative da parte dell’Onu, dei vescovi statunitensi e di sessanta soldati americani.
Per Trump, i familiari delle persone uccise hanno invece il diritto di partecipare alla fase finale della condanna. Nel motivare questa scelta, il presidente ha sostenuto che «meritano di vedere la giustizia in azione», lasciando però esclusa qualsiasi forma di diffusione pubblica.
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Il bilancio della strage di Fort Hood
Hasan, già maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, è stato condannato per l’attacco compiuto a Fort Hood. Trump lo ha descritto come una persona profondamente malvagia e gli ha attribuito la morte di 13 persone e il ferimento grave di altre 32.
Tra le vittime c’era anche una soldatessa incinta, morta insieme al bambino che portava in grembo. Nel suo intervento, il presidente ha inoltre riaperto il confronto sulle responsabilità dell’Fbi durante l’amministrazione di Barack Obama.
Le accuse contro l’Fbi di Obama
Trump ha sostenuto che l’agenzia avesse intercettato comunicazioni elettroniche tra Hasan e Anwar al-Awlaki, religioso radicale di origine yemenita e statunitense. Secondo la ricostruzione del presidente, nonostante quei contatti, gli investigatori avrebbero concluso che le comunicazioni dell’allora militare non rappresentassero un pericolo.
Il riferimento serve a collegare l’attacco di Fort Hood alle informazioni che, secondo Trump, erano già disponibili prima della strage. La data della fucilazione rimane confermata, mentre l’unico elemento modificato riguarda la scelta di non rendere l’esecuzione visibile al pubblico.
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