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Attualità 2 min di lettura58 min fa

Grindr e l’IA: foto e dati usati senza consenso automatico

Ronan Farrow ricostruisce il funzionamento della piattaforma e i precedenti sulla privacy, sollevando dubbi sull’impiego dei dati degli utenti per addestrare Edge.

Le impostazioni iniziali di Grindr potrebbero consentire l’utilizzo di alcuni dati personali per sviluppare l’intelligenza artificiale della piattaforma. È la conclusione a cui è arrivato Ronan Farrow, giornalista insignito del Premio Pulitzer nel 2018, dopo aver esaminato il funzionamento dell’app di incontri più conosciuta dalla comunità LGBTQ+.

Secondo la ricostruzione, il servizio distingue tra informazioni considerate particolarmente sensibili e dati classificati come limitati. Per il primo gruppo sarebbe necessario un consenso esplicito; per il secondo, invece, l’impiego avverrebbe automaticamente, senza una richiesta specifica all’utente.

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Foto e tocchi finiscono nell’addestramento

Tra gli elementi utilizzabili senza autorizzazione preventiva figurano le immagini del profilo, l’età, il nome mostrato nell’app e i tocchi inviati agli altri utenti. Questi dati contribuirebbero all’addestramento dell’intelligenza artificiale collegata a Edge, il servizio a pagamento proposto da Grindr.

La situazione sarebbe diversa per orientamento sessuale, conversazioni e posizione geografica. Queste informazioni rientrerebbero nella categoria dei dati speciali e, almeno secondo le regole descritte da Farrow, potrebbero essere trattate per questo scopo soltanto dopo l’assenso della persona interessata.

Il giornalista evidenzia però un limite concreto: la possibilità di dissociarsi dall’utilizzo dei dati non coincide con una protezione effettiva per la maggioranza degli utenti. Molte persone, infatti, non modificano mai le impostazioni iniziali dei servizi digitali.

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I precedenti alimentano i dubbi

L’analisi richiama anche alcune vicende che hanno già coinvolto Grindr o soggetti collegati alla gestione dei suoi dati. In Norvegia, l’autorità per la protezione delle informazioni personali ha sanzionato Xandr, società di Microsoft, con una multa di circa 8,5 milioni di euro per aver condiviso illegalmente dati sensibili degli utenti con centinaia di inserzionisti.

Un altro episodio riguarda monsignor Burrill, la cui presunta frequentazione di locali gay e il presunto uso ripetuto di Grindr furono al centro di un’inchiesta pubblicata dalla testata cattolica The Pillar. Farrow ricorda inoltre la condivisione delle informazioni sullo stato relativo all’HIV e la recente intesa raggiunta nel Regno Unito per 26 milioni di sterline, legata alla trasmissione di dati privati e sensibili a partner pubblicitari senza un consenso ritenuto adeguato.


Il rischio cambia da Paese a Paese

L’utilizzo di informazioni apparentemente innocue può avere conseguenze molto diverse a seconda del luogo in cui vive la persona. Nei Paesi dove i rapporti omosessuali costituiscono ancora un reato, la diffusione di posizione, conversazioni, immagini o indicazioni sull’orientamento può esporre gli utenti a conseguenze particolarmente gravi.

Farrow mostra anche come intervenire sulle impostazioni per impedire l’impiego dei propri dati. Il punto centrale della sua analisi, tuttavia, resta un altro: se la scelta iniziale autorizza il trattamento e la rinuncia viene lasciata a un’azione successiva, la tutela dipende dalla capacità dell’utente di accorgersi del problema e modificare manualmente le opzioni.

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