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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Giulia Cecchettin, il film lascia fuori l’assassino

La pellicola di Paola Randi racconta il dolore della famiglia e la responsabilità collettiva dopo il femminicidio

Il film «Se domani non torno» racconta la storia di Giulia Cecchettin senza mostrare né nominare Filippo Turetta. La pellicola di Paola Randi è arrivata nelle sale il 5 novembre e concentra il racconto sulla famiglia della ragazza, uccisa dall’ex fidanzato nel novembre del 2023.

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La scelta della regista

L’assenza dell’assassino non cancella la sua responsabilità penale, ma evita di trasformare il femminicidio in una semplice ricostruzione del delitto. Lo sguardo si sposta su chi è rimasto: il padre Gino, la sorella Elena e una quotidianità segnata da un vuoto che riappare nei gesti ordinari e negli oggetti lasciati in casa.

Il film prende spunto da «Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia», scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso, e sviluppato per il cinema da Randi insieme a Lisa Nur Sultan. La regista ha spiegato che nel libro l’omicida non viene indicato per nome e che questa impostazione è stata condivisa anche nella realizzazione della pellicola.

«Questo film racconta la storia dell’assenza di Giulia e della sua famiglia», ha detto Randi durante le presentazioni nelle sale, indicando nel percorso dei familiari il centro del progetto. Il dolore privato viene così seguito nel passaggio verso un impegno pubblico contro la violenza sulle donne.


Il dolore della famiglia

Gino Cecchettin aveva già affrontato la perdita della moglie Monica e aveva cresciuto i figli Elena, Giulia e Davide. La morte di Giulia, che si stava avvicinando alla laurea in ingegneria biomedica, ha interrotto una vita familiare già segnata da un lutto.

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Nel racconto cinematografico, il padre prova a dare un significato alla tragedia anche attraverso le riflessioni di Elena. La giovane ha respinto la rappresentazione di Turetta come un «mostro» e lo ha definito un «figlio sano della società patriarcale», riportando il discorso dalla singola persona alle responsabilità culturali condivise.


Oltre il caso isolato

Per Randi, il femminicidio non può essere narrato come un enigma con un colpevole estraneo alla comunità. La violenza, ha osservato, viene spesso esercitata da compagni e mariti, cioè da persone vicine alle vittime e non da figure presentate come incomprensibili o lontane.

La regista ha inoltre messo in guardia dal meccanismo che, individuato un responsabile, porta gli altri a sentirsi esclusi dal problema. Secondo la sua lettura, la condanna individuale non esaurisce la discussione sulle idee e sui comportamenti che alimentano la violenza.

Il film affianca quindi alla vicenda di Giulia il cammino della famiglia dopo la sua morte. Gino Cecchettin ha espresso l’auspicio che i giovani possano riconoscersi nella storia e diventare, a loro volta, promotori di cambiamento contro la violenza sulle donne.

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