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Attualità 1 min di lettura4 ore fa

Gelo, petrolio e sanzioni: la tregua che non ferma la guerra

Le mosse di Mosca e Washington continuano a condizionare il conflitto, mentre gli attacchi proseguono nonostante l’intesa sul fronte energetico.

La guerra in Ucraina non si decide soltanto sul campo di battaglia. Anche energia, sanzioni e scelte politiche degli Stati Uniti stanno diventando strumenti di pressione, con il rischio che il futuro negoziato premi la Russia su ciò che non è riuscita a conquistare militarmente.

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La tregua energetica non regge

L’intesa annunciata da Donald Trump per ridurre gli attacchi contro le infrastrutture energetiche non ha prodotto una vera interruzione delle ostilità. Le forze russe hanno continuato a colpire Kiev, mentre l’Ucraina ha mantenuto la pressione sulle strutture petrolifere della Federazione Russa.

Il risultato è una tregua rimasta sulla carta almeno sul piano degli attacchi. Il conflitto continua così a intrecciare obiettivi militari e infrastrutture decisive per l’approvvigionamento energetico, senza che l’annuncio americano abbia modificato in modo sostanziale la dinamica delle operazioni.

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Washington allenta la pressione

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno concesso deroghe ad alcune sanzioni. La decisione introduce un ulteriore elemento di incertezza nella strategia occidentale e offre a Mosca uno spazio di manovra più ampio mentre il confronto diplomatico resta aperto.

Il timore è che il Cremlino possa arrivare al tavolo dei negoziati ottenendo concessioni che sul terreno non ha raggiunto. La partita resta quindi legata a tre piani: l’offensiva russa nel settore energetico, la risposta ucraina contro gli impianti petroliferi e le scelte di Washington sulle sanzioni.

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