Gasolio e camion fermi: la protesta che scuote la Puglia
Da Candela a Cerignola, agricoltori e autotrasportatori denunciano costi insostenibili, scorte invendute e l’assenza di risposte mentre aumentano i disagi per cittadini e imprese.
Il disagio non riguarda più soltanto chi lavora nei campi o guida un camion. Dopo circa cinque giorni di presidi, la protesta nella provincia di Foggia sta iniziando a ripercuotersi sui rifornimenti e sulla distribuzione delle merci, con code ai distributori e alcuni prodotti che cominciano a scarseggiare nei supermercati.
A Candela, uno dei principali accessi alla Puglia, i mezzi pesanti sono fermi in fila e gli operatori si confrontano ai margini del casello. La mobilitazione riunisce autotrasportatori, agricoltori, olivicoltori, armatori e ambulanti, accomunati dalla stessa denuncia: il costo dell’attività cresce mentre i ricavi non garantiscono più la copertura delle spese.
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Il blocco ora pesa anche sui cittadini
A Cerignola tir e furgoni hanno attraversato il centro cittadino, portando la protesta nelle strade più frequentate. Nel frattempo, la riduzione dei rifornimenti ha creato difficoltà in diverse stazioni di servizio e ha alimentato il timore di ulteriori problemi nella distribuzione.
Un automobilista ha raccontato di aver trovato una coda lunga tre chilometri e mezzo per fare benzina, pur dichiarandosi solidale con i manifestanti. La situazione mostra il doppio volto della mobilitazione: da una parte il sostegno a chi denuncia l’aumento dei costi, dall’altra i disagi per chi deve usare l’auto per lavorare, accompagnare i figli o raggiungere un ospedale.
Agricoltura, conti sempre più difficili
Per gli olivicoltori, una delle emergenze riguarda il prodotto della scorsa annata. Nei frantoi restano stoccate grandi quantità di olio extravergine, ma il calo delle quotazioni rende difficile vendere le scorte a un prezzo capace di compensare raccolta, lavorazioni, carburante e investimenti.
Leonardo Di Stefano, imprenditore agricolo, ha descritto così la situazione: «Tra un po’ non riusciremo neanche a mettere a tavola un piatto». Secondo la sua denuncia, il costo di una cisterna di gasolio è triplicato mentre il valore riconosciuto per i prodotti agricoli si è ridotto della metà. A suo giudizio, inoltre, le principali reti televisive e i giornali nazionali non starebbero dando spazio sufficiente alla protesta.
Il problema non si limita alle singole aziende. Quando il produttore non recupera le spese, vengono coinvolti anche frantoi, trasportatori, commercianti e lavoratori della filiera. Per questo i manifestanti chiedono che il valore delle produzioni venga tutelato e che le imprese possano almeno rientrare dei costi sostenuti.
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Le richieste degli autotrasportatori
Per chi trasporta merci, tenere fermo il camion può essere diventato meno oneroso che mettersi in viaggio. Pasquale Spinetti lo ha spiegato con una frase: «Oggi conviene mantenere fermo il camion invece di muoversi». Nel mirino ci sono il prezzo del carburante, i pedaggi autostradali e l’aumento generale delle spese di gestione.
Gli organizzatori chiedono costi minimi di sicurezza, un limite massimo al prezzo del gasolio destinato alla categoria, tariffe autostradali più basse e una maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme del Codice della strada. Tra le rivendicazioni figura anche lo sblocco immediato del credito per gli autotrasportatori relativo al 2026.
Spinetti ha inoltre annunciato la volontà di portare le ragioni della categoria a Roma e di sottoporle alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo gli autotrasportatori, l’eliminazione del bollo non risolve il problema se il costo del carburante e quello dei viaggi impediscono di utilizzare il mezzo in condizioni sostenibili.
Una protesta estesa alla Capitanata
Oltre a Candela, i presidi interessano il casello di Poggio Imperiale sull’A14, Cerignola, Foggia nella zona del Green Park, la Statale 17 nell’agro di Lucera, l’area di servizio La Torre Petroli, il bivio di Ripalta sulla Statale 16 e gli accessi a Manfredonia.
A Poggio Imperiale alcuni olivicoltori sono arrivati dal Gargano settentrionale percorrendo circa cinquanta chilometri sui trattori. Ai cittadini, alle famiglie, ai lavoratori, ai giovani e ai sindaci del Gargano viene chiesto di non lasciare soli i presidi: i manifestanti sostengono che la crisi dell’agricoltura avrebbe conseguenze sull’intero territorio.
Il timore più diffuso è che l’assenza di risposte renda il blocco più lungo e allarghi i suoi effetti alla vita quotidiana. In strada, intanto, resta la richiesta di essere ascoltati: non soltanto per il caro gasolio, ma per una crisi che mette insieme produzione agricola, trasporto delle merci e tenuta economica delle imprese.
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