Gas serra ai massimi nel 2025, l’Ue calcola 70 miliardi
Onu: anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno toccato livelli inediti; Bruxelles prepara misure di adattamento
Nel 2025 le concentrazioni dei principali gas serra hanno raggiunto nuovi record, spingendo il pianeta verso un ulteriore riscaldamento.
L’Europa ha già iniziato a stimare il costo delle conseguenze. Secondo Wopke Hoekstra, commissario europeo al Clima, l’estate appena trascorsa potrebbe diventare il periodo più fresco rispetto a quelli che seguiranno. «La buona notizia è che abbiamo un certo margine di manovra: le scelte che facciamo oggi possono effettivamente rendere meno gravi tali impatti», ha affermato.
Tra il 2022 e il 2025, i danni legati agli eventi climatici hanno prodotto perdite economiche per circa 200 miliardi di euro, pari a 50 miliardi all’anno. Le ondate di calore che hanno colpito l’Europa nel 2026 potrebbero inoltre ridurre la produzione per un valore stimato in 113 miliardi di euro.
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Il piano europeo per l’adattamento
A Bruxelles è stato presentato un nuovo quadro sulla resilienza climatica. Il progetto attribuisce agli Stati membri la responsabilità di prevenire i danni e impone la preparazione di programmi nazionali calibrati su un aumento della temperatura globale di 2 gradi entro il 2050 e di 3 gradi entro il 2100 rispetto all’epoca preindustriale.
La Commissione europea chiede inoltre che gli effetti del cambiamento climatico vengano considerati nelle decisioni pubbliche. Nei prossimi mesi sono previste anche una strategia contro le ondate di calore, un’intesa europea sulle assicurazioni per i rischi climatici e un’iniziativa dedicata alla gestione dell’acqua.
L’adeguamento di infrastrutture, edifici, ecosistemi e attività economiche richiederà circa 70 miliardi di euro ogni anno, secondo le stime comunitarie.
I segnali registrati dal pianeta
Il quadro è rafforzato dal Rapporto sullo stato del clima 2026, settimo aggiornamento del monitoraggio internazionale sui cosiddetti «segni vitali» della Terra, pubblicato sulla rivista BioScience. Sette dei sedici indicatori analizzati hanno raggiunto valori mai registrati prima.
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Tra i dati più critici figurano la riduzione della massa e dello spessore dei ghiacciai, l’accumulo di calore negli oceani e la crescita del pericolo di incendi boschivi. Le fonti rinnovabili rappresentano però il 43% della produzione elettrica mondiale e, per la prima volta, hanno superato il carbone.
Le concentrazioni nell’atmosfera
L’Organizzazione meteorologica mondiale ha diffuso i dati a pochi giorni dalla Cop31. Nel 2025 la quantità media globale di anidride carbonica è arrivata a 426,8 parti per milione, il 153% del livello del 1750, assunto come riferimento precedente alla rivoluzione industriale.
Quando l’organizzazione cominciò a pubblicare queste rilevazioni, nel 2004, il valore medio era di 377,5 parti per milione. Anche il ritmo di crescita è aumentato: dagli 0,8 punti annui degli anni Sessanta si è passati a una media di 2,4 tra il 2011 e il 2020.
Il metano e il protossido di azoto hanno seguito la stessa tendenza, raggiungendo anch’essi nuovi massimi nel 2025. La permanenza della CO2 nell’atmosfera fa sì che gli effetti sul clima proseguano per decenni o secoli, anche nel caso di una riduzione delle emissioni.
«Un altro anno, un altro record», ha dichiarato Ko Barrett, segretario generale aggiunto dell’Organizzazione meteorologica mondiale. La dirigente ha spiegato che la lunga permanenza dell’anidride carbonica continuerà a condizionare il clima globale e ad alimentare fenomeni meteorologici più estremi.
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