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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Gas a 59 euro: da gennaio 2027 può calare la bolletta

L’intesa preliminare tra Roma e Bruxelles prepara un limite temporaneo al gas per le centrali, ma restano da definire i dettagli tecnici e il nuovo decreto

Un possibile risparmio vicino al 10% per le famiglie con contratti indicizzati al Pun è il principale effetto atteso dal nuovo intervento sul gas. L’ipotesi al centro dell’intesa tra Italia e Commissione Europea prevede infatti di limitare il prezzo pagato dalle centrali termoelettriche, così da ridurre la componente che pesa sulle bollette elettriche.

Il valore indicato dal governo è di 59 euro per megawattora, contro quotazioni attuali comprese tra 85 e 90 euro. Il beneficio, però, non sarà immediato: per vedere il taglio da gennaio 2027 serviranno un accordo tecnico definitivo, la verifica europea e l’approvazione di un nuovo provvedimento.

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Il risparmio atteso per famiglie e imprese

Il tetto dovrebbe restare in vigore per almeno dodici mesi e si collocherebbe, secondo le prime indicazioni, intorno ai 60 euro per megawattora. La soglia precisa sarà stabilita soltanto dopo la chiusura del confronto tra il governo e Bruxelles e dopo la trasmissione del nuovo testo dell’articolo 6 alla Commissione Europea.

Con un limite fissato a 59 euro, lo scarto rispetto alle quotazioni di mercato sarebbe di circa 25 euro per megawattora. A trarne vantaggio sarebbero soprattutto i clienti domestici esposti alle variazioni del prezzo unico nazionale, che risentono direttamente degli aumenti sui mercati internazionali: le stime tecniche indicano una riduzione della spesa attorno al 10%.

Anche il sistema produttivo dovrebbe beneficiare della misura. Il ministero dell’Ambiente calcola in circa 1,3 miliardi di euro le risorse ottenibili dalla vendita del gas conservato dal Gse e da Snam; una parte di questo valore sarebbe destinata a sostenere le bollette delle piccole e medie imprese e delle attività ad alto consumo energetico.


Accordo politico, ma il percorso non è chiuso

L’intesa raggiunta non costituisce ancora un via libera operativo. Roma dovrà definire gli aspetti tecnici con le istituzioni europee, notificare la misura all’autorità antitrust dell’Unione Europea e attendere la valutazione sull’eventuale presenza di aiuti di Stato. Soltanto dopo questi passaggi potrà essere approvato il decreto con la soglia definitiva.

Il compromesso nasce da posizioni iniziali molto distanti. L’Italia puntava a un limite vicino ai 40 euro per megawattora, una richiesta sostenuta anche dal presidente di Confindustria, mentre Bruxelles indicava un livello di circa 80 euro. La soluzione individuata si colloca tra i due valori e dovrà ora essere tradotta in norme applicabili.

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Perché il gas pesa sul prezzo elettrico

Nel mercato all’ingrosso europeo il costo dell’elettricità viene determinato, ora per ora, dalla tecnologia più cara necessaria a coprire la domanda. Nel caso italiano il gas ha un ruolo predominante nella generazione elettrica e finisce così per influenzare il prezzo in bolletta durante il 70-75% delle ore di consumo.

Il nuovo meccanismo mira a ridurre questa trasmissione dei rincari dal gas all’elettricità. La disciplina regolatoria e la copertura finanziaria dell’intervento saranno definite con il coinvolgimento di Arera, l’autorità che sovrintende al settore energetico.


La misura precedente si era fermata

Il governo aveva inizialmente scelto un’altra strada nel decreto Bollette approvato a febbraio. L’idea consisteva nel ridurre il peso del meccanismo Ets incluso nel costo del gas utilizzato dalle centrali, prevedendo rimborsi ai produttori da recuperare successivamente attraverso le bollette.

La Commissione Europea ha però bloccato quel modello, chiedendo che gli interventi degli Stati avessero carattere temporaneo. Per questo l’esecutivo ha cambiato impostazione e ha puntato su un limite diretto al prezzo del gas, ispirandosi a una soluzione già autorizzata nel 2022 per Spagna e Portogallo.

In quei due Paesi il tetto era partito da 40 euro per megawattora, con una durata iniziale di sei mesi e aumenti mensili di 5 euro. Il precedente, tuttavia, si collocava in condizioni di mercato differenti rispetto a quelle oggi considerate per l’Italia.

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