Garlasco, la mail del 2007 riaccende il mistero della scarpa
Le comunicazioni interne del Ris di Parma mostrano le indicazioni date sulla traccia di calzatura e oggi tornano centrali nell’indagine su Andrea Sempio.
La vecchia impronta di una scarpa torna al centro del caso Garlasco. La traccia numero 6, già esaminata durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, è stata infatti ritenuta compatibile anche con il piede di Andrea Sempio, oggi coinvolto nella nuova inchiesta della Procura di Pavia.
A riportare l’attenzione sul lavoro svolto nel 2007 sono alcune comunicazioni interne acquisite agli atti e trasmesse da Ore14. Le e-mail furono scambiate nell’agosto di quell’anno tra Luciano Garofano, allora comandante del Ris di Parma, e i militari impegnati nell’analisi della scena del delitto.
La traccia che torna nell’inchiesta
Secondo le valutazioni più recenti, l’impronta numero 6 sarebbe riconducibile a una suola con disegno a pallini, associata a una scarpa Frau di numero 42. I nuovi consulenti della Procura hanno considerato la traccia compatibile anche con l’impronta plantare di Sempio, dando così nuovo rilievo a un elemento già presente nei fascicoli originari.
Il materiale del 2007 si inserisce quindi nel procedimento bis senza costituire, da solo, una conclusione sull’attuale posizione dell’indagato. Le carte mostrano però come la lettura delle impronte di calzatura fosse già allora un passaggio delicato dell’attività investigativa.
Le indicazioni di Garofano
Le e-mail risalgono alla fine di agosto, dopo che la pm di Vigevano Rosa Muscio aveva trasmesso ai carabinieri le memorie depositate dalla difesa di Alberto Stasi. Garofano contestava le osservazioni del genetista Francesco Maria Avato, consulente della difesa, e chiedeva al capitano Aldo Mattei una relazione che affrontasse sia gli aspetti pratici sia quelli teorici delle macchie ematiche.
In un messaggio, il comandante definiva le valutazioni di Avato «baggianate» e invitava i collaboratori a sostenerne l’infondatezza attraverso riferimenti alla letteratura scientifica. Il tono della comunicazione, oggi, è uno degli aspetti che hanno riportato sotto esame le modalità con cui vennero preparati gli atti tecnici.
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Nella stessa giornata Garofano si soffermava sulla traccia della scarpa e suggeriva una formulazione più incisiva nella relazione. «Se il capitano Mattei si spingesse un po’ sull’unicità del disegno ed adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso), sarebbe auspicabile», scriveva, riferendosi alla possibilità di collegare l’impronta alla taglia utilizzata abitualmente da Stasi.
Cosa finì nella relazione finale
La sintesi predisposta da Mattei descriveva le impronte come riconducibili a una sola tipologia di suola. Per la numero 6 veniva sottolineato il carattere incompleto e si osservava che non era possibile escludere l’uso di un paio di scarpe con taglie compatibili con quelle indossate dall’ex studente della Bocconi.
Nel documento conclusivo del Ris, la compatibilità con la misura di Stasi venne collegata proprio all’incompletezza delle tracce. La formulazione non attribuiva in modo esclusivo l’impronta a una determinata persona, ma consentiva agli investigatori di inserirla nell’insieme degli elementi valutati contro l’ex imputato.
Le nuove carte, diffuse mentre si discute anche del presunto deterioramento o della possibile distruzione dei reperti liquidi associati all’impronta 33, riaprono dunque il dibattito sulla gestione delle prove raccolte nella villetta di via Pascoli. La Procura di Pavia dovrà ora valutare il peso di quei documenti insieme agli accertamenti svolti nell’indagine su Sempio.
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