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Attualità 3 min di lettura15 ott

Garlasco, la linea di Sempio: «L’impronta 33 non appartiene a nessuno

L’indagato punta a chiudere la vicenda già davanti al giudice dell’udienza preliminare e contesta il valore delle tracce raccolte nella villetta.

Andrea Sempio dice di voler incontrare la famiglia Poggi, pur comprendendo che per i genitori di Chiara non sia ancora il momento. «Hanno affrontato anni e anni di processi e hanno perso una figlia», ha spiegato nell’intervista a Sky TG24, riferendosi al dolore vissuto dai familiari dopo l’omicidio del 2007.

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L’ombra della presunta corruzione

Sul procedimento collegato alla presunta corruzione, Sempio sostiene di non sapere se la sua posizione sia ancora oggetto di accertamenti. I suoi avvocati avrebbero chiesto chiarimenti, ma finora non avrebbero ricevuto risposta.

A Brescia è stata invece archiviata la posizione dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti. L’inchiesta lo riguardava insieme al padre di Sempio; gli atti sono poi arrivati alla Procura di Pavia per competenza. Sempio ha raccontato di avere informato immediatamente il proprio legale dopo il contatto del 2017, lasciando a lui ogni decisione successiva. Al momento non segnala irregolarità nella nuova indagine, riservandosi di sollevare eventuali contestazioni qualora emergessero elementi critici.


Sempio aspetta il confronto in aula

L’uomo guarda ora al prossimo passaggio dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva. Dopo il cambio dell’ipotesi accusatoria, Sempio considera probabile una richiesta di rinvio a giudizio e preferirebbe arrivare in tempi rapidi davanti a un giudice, così da discutere gli elementi dell’accusa senza prolungare ancora la vicenda.

Il procedimento, ha raccontato, condiziona anche la quotidianità. Attualmente non lavora e teme che un processo ancora aperto possa rendere difficile ricostruire una vita professionale stabile. «La parte più brutta è l’attesa», ha detto, descrivendo il peso di un’indagine che continua a incidere sulle sue scelte.

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Il nodo dell’impronta 33

Tra gli elementi contestati dalla difesa c’è la traccia numerata 33, individuata sulla scala della casa di via Pascoli. Sempio sostiene che quel punto fosse normalmente utilizzato da chi scendeva e che, per questo, la presenza di un’impronta non dimostrerebbe da sola un collegamento con il delitto.

La sua tesi è che la traccia non possa essere ricondotta né a lui né a un’altra persona e che non sia certo neppure il suo carattere ematico. A sostegno della ricostruzione richiama due analisi svolte separatamente da altrettanti esperti, che sarebbero giunti alla medesima conclusione. L’indagato mette inoltre in dubbio la compatibilità con la propria scarpa, ricordando di calzare il numero 44 già dall’età di 17 o 18 anni.


I messaggi e la vita di Chiara

Sempio ha negato di avere mai guardato i video intimi che riguardavano Chiara Poggi e Alberto Stasi. Ha detto di averne sentito parlare soltanto dai mezzi d’informazione e ha descritto il rapporto tra Chiara e il gruppo di amici come distante, senza conversazioni su di lei. Sentito dai pubblici ministeri di Pavia, Stasi ha escluso a sua volta che Chiara gli avesse mai parlato di Sempio.

L’uomo ha respinto anche la lettura dei messaggi a contenuto sessuale, compresi quelli che citavano lo stupro, come una celebrazione della violenza. Ha però riconosciuto che i termini usati erano pesanti e che quegli argomenti avrebbero potuto essere affrontati diversamente. Alcuni dei messaggi sarebbero stati recuperati da un vecchio disco rigido risalente al 2014.

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