Garlasco, la difesa della famiglia Poggi attacca: “Nessun colpevole alternativo
La Procura di Pavia ha notificato a Sempio l’avviso di conclusione delle indagini, mentre nuove consulenze riaccendono il confronto sul delitto e sulla condanna di Alberto Stasi.
I legali della famiglia di Chiara Poggi contestano la lettura delle nuove acquisizioni investigative e chiedono che la vicenda venga valutata dalla Corte d’Appello competente. Secondo Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, gli elementi richiamati dalla Procura non introdurrebbero vere novità rispetto a quanto già discusso nel processo ad Alberto Stasi.
«Ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello», hanno affermato gli avvocati, auspicando una revisione della condanna che, a loro giudizio, potrebbe mettere fine alla ricerca di un responsabile alternativo.
La revisione di Stasi resta sullo sfondo
La posizione di Andrea Sempio potrebbe incrociarsi con le iniziative che la difesa di Alberto Stasi sta preparando per chiedere la revisione della sentenza definitiva. Stasi, allora fidanzato di Chiara Poggi, è stato condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Garlasco.
La Procura di Pavia ha precisato, tuttavia, che nessuna richiesta formale per proporre la revisione è stata presentata al Procuratore Generale. Gli inquirenti hanno comunque riferito di aver mantenuto informata la Procura Generale di Milano sugli aspetti ritenuti potenzialmente rilevanti, dopo che il procuratore Fabio Napoleone aveva illustrato il caso alla procuratrice generale Francesca Nanni.
Secondo i difensori della famiglia Poggi, le informazioni sulle analisi genetiche e medico-legali riferite al procedimento contro Stasi riproporrebbero questioni già esaminate in aula. La valutazione finale spetterà agli organi giudiziari chiamati a esaminare l’eventuale istanza.
L’avviso chiude l’indagine, non il caso
La Procura ha notificato alla difesa di Sempio il nuovo avviso previsto dall’articolo 415 bis del codice di procedura penale. L’atto conclude la fase investigativa, ma non equivale ancora alla richiesta di rinvio a giudizio.
Ora l’indagato e gli altri soggetti interessati potranno consultare il materiale raccolto, depositare memorie e documenti, oltre a sollecitare ulteriori verifiche. Soltanto dopo aver esaminato le osservazioni difensive i magistrati pavesi decideranno se chiedere il processo per Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato.
Tra gli ultimi ad aver parlato con gli investigatori figura Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, ascoltato il 25 settembre per più di un’ora e mezza. L’audizione avrebbe riguardato anche i reperti legati alla bicicletta di Alberto Stasi e gli esami genetici; nei giorni precedenti erano stati sentiti militari coinvolti nelle indagini del 2017.
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Le nuove letture delle prove
Gli accertamenti più recenti confermano, secondo la Procura, che l’impronta numero 33 individuata sul muro della scala dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi è riconducibile a Sempio. I consulenti non hanno inoltre escluso che la persona responsabile del contatto avesse tracce di sangue sulle mani.
Le verifiche sulle calzature non avrebbero poi dimostrato una incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e l’orma attribuita all’assassino. La traccia sarebbe compatibile con una scarpa Frau numero 42, misura ritenuta compatibile con il piede dell’indagato.
La Procura ha acquisito anche una consulenza presentata dalla difesa di Stasi. Il documento sostiene che due contro-analisi effettuate il 20 settembre 2007 sul campione che aveva evidenziato il Dna di Chiara sui pedali della bicicletta avrebbero dato esito totalmente negativo. Per i difensori dell’ex fidanzato, quei risultati avrebbero potuto portare alla sua assoluzione già allora; nel fascicolo processuale, però, non sarebbe stata trovata traccia di tali esami.
Ferite e capacità di intendere
Le consulenze affidate a Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone descrivono una dinamica in cui le lesioni non sarebbero state inflitte tutte immediatamente prima della morte. Chiara Poggi potrebbe aver tentato di difendersi e alcuni colpi potrebbero essere stati sferrati durante una colluttazione protrattasi nel tempo.
Le conclusioni collocano l’intervallo minimo tra le ferite e il decesso fra 15 e 30 minuti, senza escludere una sopravvivenza complessiva arrivata fino a 60 minuti. La Procura ha quindi indicato una possibile evoluzione dell’aggressione più lunga rispetto a un’azione istantanea.
Resta invece incompleto l’accertamento sulla capacità di intendere e di volere di Sempio. Il consulente psichiatrico Roberto Catanesi ha spiegato di aver analizzato il materiale investigativo, ma di non poter fornire una valutazione metodologicamente adeguata senza un esame clinico diretto.
Sempio ha rifiutato di sottoporsi alla visita. Per questo, secondo quanto comunicato dal procuratore Napoleone, gli accertamenti sulla sua capacità di intendere e di volere e sull’eventuale idoneità a stare in giudizio sono al momento sospesi.
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