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Attualità 3 min di lettura2 giorni fa

Garlasco, il caso Sempio cambia passo: cosa può succedere ora

La Procura di Pavia ha notificato la conclusione delle indagini, ma il possibile processo e gli effetti sulla condanna di Alberto Stasi restano da valutare

La fine delle indagini su Andrea Sempio non equivale ancora a una richiesta di processo. La Procura di Pavia dovrà infatti esaminare le memorie e gli elementi che saranno depositati dalle difese prima di decidere se chiedere il rinvio a giudizio per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi.


La prossima decisione spetta ai pm

Tra gli ultimi passaggi investigativi figura l’audizione di Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, ascoltato il 25 settembre per più di un’ora e mezza. Al centro del confronto ci sarebbero stati i reperti legati alla bicicletta di Alberto Stasi e gli esami genetici effettuati nell’ambito dell’inchiesta del 2007.

Negli ultimi giorni sono stati inoltre sentiti alcuni militari che avevano lavorato agli accertamenti del 2017. Ora Sempio e gli altri soggetti coinvolti potranno consultare gli atti, depositare osservazioni, presentare documenti e sollecitare nuovi approfondimenti.

La Procura di Pavia ha notificato alla difesa di Sempio il nuovo avviso di conclusione delle indagini, previsto dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale. Soltanto dopo l’esame delle iniziative delle parti i magistrati stabiliranno se avanzare la richiesta di giudizio.


Le tracce riaccendono il confronto

Gli accertamenti più recenti confermano l’attribuzione a Sempio dell’impronta numero 33, individuata sul muro della scala in cui fu trovato il corpo di Chiara Poggi. I consulenti non hanno escluso che la persona entrata in contatto con quella superficie potesse avere residui di sangue sulle mani.

Anche l’analisi della traccia lasciata da una scarpa Frau numero 42 non ha fornito un elemento di incompatibilità con il piede dell’indagato. In sostanza, secondo le conclusioni depositate, la conformazione del piede di Sempio non consente di escludere la corrispondenza con l’impronta calzaturiera.

Nel fascicolo è confluita anche una consulenza della difesa di Alberto Stasi. Secondo quel documento, due verifiche eseguite il 20 settembre 2007 sul campione dal quale era emersa la presenza del DNA di Chiara sui pedali della bicicletta diedero esito negativo.

La difesa dell’ex fidanzato della vittima ritiene che quei risultati avrebbero potuto favorire Stasi già allora. La Procura, però, riferisce di non aver trovato quelle contro-analisi negli atti del procedimento e del processo che portarono alla condanna definitiva a 16 anni di carcere.

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Una morte forse non immediata

Le consulenze affidate a Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone hanno delineato una sequenza lesiva non coincidente necessariamente con l’istante della morte. Chiara, secondo la ricostruzione medico-legale, potrebbe avere reagito agli attacchi e alcuni colpi sarebbero stati inferti durante un arco di tempo più ampio.

Gli esperti ritengono plausibile che una parte delle ferite alla testa e al volto sia maturata durante una colluttazione o un’aggressione prolungata, nella quale la vittima avrebbe compiuto almeno movimenti difensivi passivi. La sopravvivenza dopo le lesioni viene collocata indicativamente tra 15 e 30 minuti, senza escludere una durata complessiva vicina ai 60 minuti.

Il nuovo sviluppo potrebbe incrociarsi con le iniziative annunciate dalla difesa di Stasi per ottenere la revisione della condanna. La Procura di Pavia ha tuttavia precisato che al procuratore generale non è mai stata sottoposta una richiesta finalizzata a preparare una proposta di revisione.

Il procuratore Fabio Napoleone aveva già illustrato il quadro della vicenda alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, durante un incontro svolto lo scorso maggio al Palazzo di giustizia milanese. Un eventuale procedimento contro Sempio potrebbe dunque avere riflessi anche sul caso Stasi, ma ogni conseguenza dipenderà dalle future decisioni giudiziarie.


Sempio non è stato sottoposto a visita

Resta ancora senza una risposta definitiva anche il tema della capacità di intendere e di volere dell’indagato al momento dei fatti, oltre a quella di partecipare consapevolmente a un eventuale processo. Il consulente psichiatrico Roberto Catanesi non ha potuto concludere l’esame perché Sempio ha rifiutato la valutazione clinica diretta.

Il professionista ha esaminato la documentazione raccolta dagli investigatori, ma ha ritenuto indispensabile confrontarla con un esame personale dell’indagato. In assenza di quella verifica, ha spiegato di non disporre di elementi sufficienti per rispondere ai quesiti con adeguato fondamento metodologico; per questo, gli accertamenti psichiatrici risultano al momento sospesi.

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