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Attualità 2 min di lettura14 ott

Garlasco, Garofano sfida i dubbi: «Il Ris non commise errori

L’ex comandante difende il lavoro svolto sulle tracce trovate sulla bicicletta di Alberto Stasi e spiega perché i successivi esami non avrebbero smentito il primo risultato.

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, Luciano Garofano torna a difendere le indagini iniziali condotte dal Ris. Ospite di Bruno Vespa, l’ex comandante del reparto ha respinto ogni addebito sulle analisi che contribuirono al procedimento concluso con la condanna di Alberto Stasi a 16 anni.

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Garofano respinge ogni accusa

Intervenuto a “Cinque minuti” su Rai1, Garofano ha sostenuto che il lavoro del reparto fu corretto e che i suoi risultati rappresentarono un riferimento durante i diversi gradi del processo. Alla domanda su eventuali errori commessi dagli investigatori, la risposta è stata netta: «No, assolutamente no».

L’ex generale, che in passato ha seguito anche la posizione di Andrea Sempio come consulente, ha spiegato di aver accettato il confronto televisivo per difendere la reputazione dei militari coinvolti. A suo giudizio, il Ris sarebbe stato sottoposto a una campagna di delegittimazione particolarmente dura. Garofano ha quindi rivendicato la correttezza dell’attività svolta nella prima fase dell’inchiesta.


Il nodo dei pedali di Stasi

Il punto più discusso riguarda una delle biciclette riconducibili ad Alberto Stasi e, in particolare, il pedale sul quale il primo esame aveva individuato un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Le verifiche effettuate il giorno seguente, invece, non avevano prodotto alcun risultato, alimentando i dubbi sulla solidità della prova.

Garofano ha detto di ritenere plausibile che, all’epoca, fosse a conoscenza anche degli esiti negativi successivi. Ha però sottolineato che sono trascorsi 19 anni e che, quando fu ascoltato dal pubblico ministero, non disponeva dei documenti relativi agli accertamenti. Per questo ha invitato a considerare con prudenza il ricordo di quei passaggi.

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Secondo la prassi descritta dall’ex comandante, il consulente sottopone al pubblico ministero le conclusioni del proprio lavoro, mentre i dati grezzi restano conservati e disponibili. Garofano ha affermato che quel materiale sarebbe stato consegnato soltanto nel novembre 2025.


Campione esaurito, non scambiato

Un altro punto controverso riguarda la disponibilità del campione biologico. Garofano ha sostenuto che i consulenti delle parti avrebbero comunque potuto conoscere gli elementi dell’attività svolta, citando i verbali del 17, 24 e 25 settembre e il racconto del dottor Capra. I consulenti, tuttavia, contestano questa ricostruzione.

L’ex generale ha poi formulato un’ipotesi sul motivo per cui non furono eseguite nuove analisi dopo il 20: non essendo presente in laboratorio, ritiene possibile che il capitano Marino abbia utilizzato interamente il materiale. Gli esiti disponibili sarebbero stati comunque esaminati da Marino prima dell’esaurimento del campione.

Nella lettura di Garofano, condivisa anche da lui con grande certezza, il materiale resta riconducibile a Chiara Poggi e non sarebbe composto da sangue. Ha infine escluso senza esitazioni la possibilità che il campione sia stato sostituito: «No, assolutamente no».

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