Francia e Germania divise su carri armati e caccia europei
Parigi e Berlino si dividono su carri e caccia, mentre gli acquisti comuni restano sotto gli obiettivi europei
I Paesi dell’Unione europea aumenteranno la spesa militare, ma non hanno ancora stabilito chi dovrebbe guidare una difesa comune. Il rischio è finanziare eserciti separati, con sistemi duplicati e costi più elevati.
La difficoltà emerge soprattutto dal rapporto tra Francia e Germania. Parigi ha chiesto per anni a Berlino di assumere maggiori responsabilità militari; ora teme che il rafforzamento tedesco trasformi l’alleato in un concorrente industriale.
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Più fondi, acquisti ancora divisi
Nel 2025 i 27 Stati membri hanno destinato alla difesa 418 miliardi di euro, con un incremento del 20 per cento. L’Agenzia europea per la difesa prevede che la cifra raggiunga 454 miliardi nel 2026.
La quota degli equipaggiamenti comprati attraverso programmi condivisi resta però ferma al 24 per cento. L’obiettivo fissato nel 2007 era del 35 per cento. La frammentazione produce mezzi diversi, iniziative sovrapposte e una spesa complessiva superiore senza un aumento proporzionato delle capacità militari.
La Commissione europea ha messo a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti tramite Safe, il programma per sostenere gli acquisti comuni. La tabella di marcia sulla prontezza difensiva indica inoltre il traguardo del 40 per cento di forniture congiunte entro il 2027.
Francia e Germania divise sui programmi
Il progetto per il carro armato destinato a sostituire Leopard 2 e Leclerc è il caso più evidente. L’8 ottobre il generale Fabien Mandon, capo di Stato maggiore francese, aveva riferito all’Assemblea nazionale che la Germania si sarebbe ritirata. Il giorno successivo Catherine Vautrin e Boris Pistorius hanno escluso la fine dell’iniziativa.
La cooperazione, tuttavia, riguarda ormai soprattutto le tecnologie. Berlino ha avviato una ricerca nazionale sul successore del Leopard 2, mentre Parigi intende iniziare i propri lavori nel 2027. Il progetto di un carro unico franco-tedesco non è più al centro dell’accordo.
Una dinamica analoga ha coinvolto il caccia di sesta generazione. A giugno Friedrich Merz ed Emmanuel Macron hanno annunciato la chiusura del percorso per un velivolo comune, dopo il contrasto tra Airbus e Dassault.
La Francia sta valutando un aereo nazionale. La Germania, invece, ha avviato contatti per un possibile ingresso nel programma GCAP, sviluppato da Regno Unito, Italia e Giappone. Pistorius ha parlato di primi colloqui e di ulteriori incontri nelle settimane successive.
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La decisione che ancora manca
La competizione industriale riflette anche esigenze politiche interne. I governi vogliono sostenere le aziende nazionali, proteggere l’occupazione e mantenere il controllo sulle tecnologie militari più sensibili. La collaborazione procede soltanto quando questi interessi coincidono.
Esistono motivi per conservare alcune competenze nazionali: le diverse necessità operative, il rapporto con la Nato e il rischio di rallentare ogni progetto con procedure comuni. Nessun singolo Paese, però, possiede da solo tutti gli strumenti necessari per una difesa antimissile, l’intelligence satellitare, il comando, il trasporto strategico e la protezione delle infrastrutture critiche.
Il nodo riguarda quindi la catena decisionale. I trattati di Maastricht e Lisbona richiedono l’unanimità sulla difesa comune e furono concepiti quando la sicurezza europea dipendeva maggiormente dagli Stati Uniti. Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa, ha proposto in primavera un nuovo trattato intergovernativo.
Un sistema antimissile o un satellite militare richiedono priorità definite, responsabilità politica davanti a un parlamento e regole per il loro impiego. L’Unione dispone di un’Alta rappresentante e di un commissario alla Difesa, ma non ha un ministro europeo, una catena di comando unificata né un bilancio adeguato.
Il rischio dei governi nazionalisti
La questione riguarda anche la stabilità politica futura. Gli arsenali dei 27 Paesi sono oggi gestiti in larga parte da governi favorevoli all’integrazione europea e all’Alleanza atlantica, ma gli equilibri possono cambiare.
In Francia il Rassemblement National è in testa ai sondaggi per le presidenziali del 2027. In Germania l’AfD è ai primi posti, mentre in Spagna si voterà il 29 novembre e una futura maggioranza di destra potrebbe dipendere da Vox. Sono forze contrarie a una maggiore integrazione europea e, in alcuni casi, considerate indulgenti verso Mosca.
L’esperienza italiana dimostra inoltre che le posizioni sulla difesa e sull’Europa possono modificarsi nel tempo. Per questo, il controllo esclusivamente nazionale di arsenali più potenti mantiene un problema politico che gli acquisti condivisi non risolvono.
La guerra russa contro l’Ucraina e l’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti spingono i governi ad aumentare le risorse militari. Resta però aperta la scelta tra 27 eserciti più equipaggiati e una capacità europea integrata, in grado di rafforzare anche il pilastro europeo della Nato.
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