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Attualità 2 min di lettura28 min fa

Finto carabiniere, la trappola si ribalta: al telefono c’era un vero militare

Domenico Multari ha recitato la parte della vittima con l’aiuto della figlia Francesca, permettendo ai colleghi di arrestare un giovane di 21 anni.

Il piano sembrava costruito per convincere un anziano a consegnare denaro e preziosi, ma la telefonata è finita nelle mani della persona sbagliata. Dall’altra parte della linea c’era infatti Domenico Multari, brigadiere in servizio alla centrale operativa di Frascati, che ha scelto di fingersi ultraottantenne per guadagnare tempo e far intervenire i colleghi.

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La figlia ascolta e avvisa i colleghi

A rispondere inizialmente alla chiamata è stata la figlia del militare, Francesca, 18 anni. Quando l’interlocutore ha parlato di carabinieri della stazione di Mentana, Multari ha riconosciuto subito il copione della truffa telefonica e ha deciso di non interrompere la conversazione.

Il brigadiere ha scritto su un foglio alla ragazza di contattare la centrale operativa. Francesca ha quindi permesso ai militari di ascoltare la chiamata mentre il padre continuava a interpretare il ruolo della potenziale vittima. Una pattuglia è stata mandata verso l’abitazione, senza insospettire chi era ancora al telefono.


Denaro e gioielli come esca

Per rendere credibile la messinscena, Multari ha inventato anche il numero di targa della propria automobile. Ai truffatori ha lasciato intendere di avere in casa contanti, monili d’oro e gioielli: secondo il racconto del brigadiere, proprio questi elementi avrebbero dovuto spingerli a portare avanti il tentativo di raggiro.

La banda sosteneva che l’auto fosse stata impiegata da alcuni rapinatori stranieri di origine romena per svaligiare una gioielleria Stroili. Il presunto carabiniere chiedeva di verificare se parte della refurtiva fosse stata trasferita nell’abitazione. Durante la conversazione, gli interlocutori hanno insistito anche per ottenere l’attivazione di WhatsApp e un indirizzo di posta elettronica, passaggi utilizzati per controllare la disponibilità economica della vittima.

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Il complice arriva alla porta

Multari ha finto di avere poca familiarità con la tecnologia e ha prolungato il dialogo fino a quando i colleghi non sono stati pronti. Poco dopo aver chiuso la telefonata, ha sentito suonare il campanello: davanti alla porta c’era il complice incaricato di recuperare i beni.

Si trattava di un 21enne residente in Campania. Il giovane, una volta compreso di essere entrato nella casa di un vero carabiniere, «sulle prime ha sorriso», ha raccontato Multari. Gli investigatori lo hanno arrestato e hanno sequestrato il suo cellulare.


Il telefono può svelare la banda

Dal dispositivo è stato possibile acquisire la conversazione utilizzata dal gruppo per guidare il giovane. Nella chat comparivano indicazioni sull’appartamento, sulla famiglia del brigadiere e sulle risposte che la presunta vittima avrebbe dovuto fornire.

Il contenuto del telefono potrebbe ora aiutare gli inquirenti a risalire agli altri partecipanti. Multari ha spiegato di aver provato una forte emozione al momento dell’arresto, perché pensava agli anziani che avrebbero potuto essere colpiti dalla stessa tecnica.

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