Final Fantasy Resonance riscopre il valore della nostalgia
Il nuovo gioco di Square Enix unisce combattimenti a turni, grafica HD-2D e richiami ai capitoli più amati
Final Fantasy Resonance è il nuovo titolo di Square Enix che rielabora il primo arco narrativo di Final Fantasy Brave Exvius.
Il gioco si rivolge soprattutto a chi conosce già la serie e apprezza i combattimenti a turni. La progressione graduale e il ritmo narrativo distanziano Resonance dalle esperienze più rapide e spettacolari.
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Un gioco pensato per i fan
L’avventura potrebbe risultare meno immediata per chi si avvicina per la prima volta a Final Fantasy. Gran parte del suo fascino nasce infatti dall’incontro tra riferimenti al passato e soluzioni più moderne.
Chi ha legato i propri ricordi d’infanzia alla serie ritroverà atmosfere, tempi di gioco e scelte estetiche familiari. In questo senso, Resonance punta più sulla memoria dei capitoli classici che sull’impatto produttivo del prossimo remake di Final Fantasy VII.
Il futuro secondo Square Enix
Yoshinori Kitase ha indicato Resonance come un esempio della direzione che potrebbe affiancare i capitoli principali. Il produttore ha parlato di una serie composta da giochi “numerati che porteranno avanti la frontiera della tecnica, e da esperienze dal sapore più nostalgico come Resonance”.
Il progetto nasce dal desiderio di recuperare un’opera precedente senza riproporla in modo identico. Per gli autori, il risultato può rappresentare un riferimento anche per eventuali remake costruiti su un equilibrio simile a quello adottato da Capcom con Resident Evil.
Dall’applicazione mobile al nuovo gioco
La base del progetto è il primo arco narrativo di Final Fantasy Brave Exvius, produzione per dispositivi mobili del 2015. Rispetto all’originale sono state riviste sia la storia, resa più scorrevole, sia diverse componenti del sistema di gioco.
Brave Exvius utilizzava un modello gacha, con acquisti in denaro reale destinati a pacchetti casuali dai quali potevano emergere nuovi contenuti. Superare quel meccanismo era una delle priorità del gruppo di sviluppo, che ha dovuto convincere il vertice aziendale attraverso prototipi e una lunga fase di elaborazione.
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Cristalli e combattimenti a turni
L’universo narrativo non riprende eroi o luoghi già visti nei vari episodi, ma conserva i cristalli, elemento ricorrente dell’identità di Final Fantasy. Nel mondo di Resonance questi oggetti sono minacciati e i protagonisti partono per impedirne la distruzione.
A seminare il disordine è Veritas dell’Oscurità, un cavaliere le cui motivazioni vengono chiarite soltanto durante il percorso. Le battaglie seguono un sistema a turni tradizionale: per mettere in difficoltà gli avversari occorre colpirli con l’elemento al quale sono più vulnerabili.
Le Visioni dei personaggi storici
Il richiamo più diretto ai vecchi episodi passa dalle Visioni. Questa funzione consente di evocare figure conosciute, tra cui Cloud di Final Fantasy VII e Y’shtola di Final Fantasy XIV, ottenendo bonus e miglioramenti per il gruppo.
Le Visioni si sbloccano durante l’esplorazione, all’interno di santuari dedicati ai singoli personaggi. Per completare il percorso bisogna rispondere a domande sulla loro storia e sulle avventure vissute nei rispettivi giochi.
La grafica tra pixel e tridimensionalità
Resonance è il primo capitolo di Final Fantasy a utilizzare l’estetica HD-2D. Il gioco combina personaggi realizzati con una pixel art ispirata ai titoli classici e ambienti tridimensionali ricchi di profondità e colore.
Square Enix aveva già sviluppato questa formula con Octopath Traveler, trasformandola in uno strumento per aggiornare il linguaggio dei giochi di ruolo senza rinunciare all’aspetto rétro. In Resonance lo stile visivo accompagna una grande quantità di citazioni e collegamenti dedicati agli appassionati della saga.
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