Filiere, guerre e tecnologia: Roma interroga il futuro del potere
Dal 22 al 30 ottobre Roma ospita 130 appuntamenti su conflitti, sicurezza, nuove tecnologie e trasformazioni degli equilibri internazionali
Le catene di approvvigionamento sono ormai parte della competizione strategica tra Stati, insieme a commercio, infrastrutture e tecnologie. È anche da questa prospettiva che il Festival della Diplomazia guarderà agli equilibri internazionali, con un programma che coinvolge ambasciate, università, istituzioni e centri di ricerca.
Il Sud-est asiatico sarà uno dei dossier affrontati. Il 26 ottobre è attesa Theresa P. Lazaro, titolare del portafoglio degli Affari esteri delle Filippine, per un confronto sulla prospettiva dell’Asean e sulla presidenza filippina dell’organizzazione. Il 29 ottobre sarà invece analizzato il lungo rapporto tra Italia e Giappone, a 160 anni dall’avvio delle relazioni, con Hikariko Ono e rappresentanti della Farnesina e del sistema industriale italiano.
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La sfida asiatica passa da Roma
Il rapporto tra Europa e Asia orientale sarà discusso il 22 ottobre all’Ambasciata cinese. All’incontro parteciperanno l’ambasciatrice Hou Yue, Giovanni Tria, Ettore Francesco Sequi, Luigi Gambardella e Francesco Sisci, studioso della Cina. Il confronto verterà sulla possibilità di costruire forme comuni di collegamento in una fase segnata dalla rivalità geopolitica.
Taiwan sarà al centro di un altro appuntamento il 26 ottobre, con Stefano Pelaggi, Axel Berkofsky e Lorenzo Termine. Due giorni dopo, all’Università Roma Tre, studiosi come Enrico Fardella, Romeo Orlandi e Daniela Verena Huber discuteranno dell’espansione cinese e dei futuri assetti regionali e globali, anche attraverso il tema noto come trappola di Tucidide.
Europa, sicurezza e guerra cognitiva
Carlo Corazza, responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ha richiamato il lavoro parlamentare sullo “Scudo per la democrazia” e i rischi legati alle interferenze attribuite ai regimi autoritari, con particolare riferimento alla Russia. A suo giudizio, la guerra cognitiva è diventata un terreno decisivo anche nel conflitto ucraino, perché mira a orientare l’opinione pubblica occidentale e a ridurre il sostegno a Kiev.
“Non c'è un piano B al rafforzare l'Unione Europea”, ha affermato Corazza. Il rafforzamento dell’Unione, ha aggiunto, sarebbe indispensabile per tutelare indipendenza, libertà e democrazia. Il 23 ottobre, alla Luiss, il confronto sull’informazione come strumento di potere metterà in relazione sicurezza e regole europee, con Camille Grenier, Marco Ferrara e Maurizio Mensi.
Il calendario prevede inoltre un approfondimento sull’esperienza dell’Estonia contro le operazioni di influenza straniere, fissato per il 26 ottobre, mentre il 27 si parlerà della capacità di reazione delle società europee. La giornata conclusiva proporrà una discussione sulla difesa dello Stato di diritto, sulla corruzione e sul rischio che interessi politici ed economici occupino le istituzioni.
Medio Oriente, religioni e nuovi equilibri
Il 26 ottobre sarà esaminata una possibile struttura di sicurezza per il Medio Oriente, con Luca Giansanti, Karim Mezran, Valeria Talbot e Ugo Tramballi. Il 29 ottobre diplomatici e studiosi torneranno sulle possibili configurazioni future dell’area; tra gli ospiti annunciati figura Carla Jazzar, ambasciatrice del Libano.
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Religione e diplomazia saranno affrontate il 28 ottobre con Pasquale Ferrara, Vincenzo Buonomo e Yahya Pallavicini, in un dialogo dedicato al legame tra fedi e conflitti. Il giorno successivo, alla Lumsa, Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, discuterà del rapporto tra fede, pace e diplomazia nei Luoghi Santi.
Anche il Caucaso troverà spazio nel programma. Il 26 ottobre, al Centro Studi Americani, gli ambasciatori di Armenia, Azerbaigian e Georgia si confronteranno sulle prospettive di pacificazione, collaborazione e collegamento regionale, in una zona dove le relazioni bilaterali si intrecciano con la corsa alle vie commerciali.
Un festival per capire cosa viene dopo
La XVII edizione della manifestazione si svolgerà a Roma dal 22 al 30 ottobre e proporrà 130 eventi in 38 sedi. Il filo conduttore sarà “Che cosa viene dopo? Sul filo del rasoio”, interrogativo riferito a un sistema internazionale attraversato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni mediorientali, dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina e dalle minacce ibride alle democrazie.
Giampiero Massolo, presidente del Comitato scientifico, ha spiegato che il quadro attuale combina trasformazioni imprevedibili e una possibile destabilizzazione del tradizionale perno liberale. “Non abbiamo la presunzione di fornire risposte immediate, ma di accrescere la consapevolezza, che è la chiave per affrontare e risolvere i problemi”, ha detto durante la presentazione del 14 ottobre al Centro Studi Americani.
Nato nel 2010, il Festival riunisce esponenti della diplomazia, della ricerca, dell’università, delle imprese e della società civile. Giorgio Bartolomucci, segretario generale, ha sottolineato la funzione della rassegna come luogo di discussione in una fase caratterizzata da conflitti, instabilità e indebolimento dei tradizionali meccanismi di collaborazione internazionale.
L’apertura del 22 ottobre comprenderà anche un colloquio tra Giampiero Massolo e il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, ospitato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e moderato da Massimo Franco. Il 27 ottobre si parlerà invece dell’allargamento dell’Unione europea con Thomas Bagger, Elena Clemente, Elena Grech e Ferdinando Nelli Feroci.
La chiusura, il 30 ottobre, sarà dedicata all’Ucraina e al suo rapporto con il progetto europeo. Tra gli ultimi appuntamenti figura anche il dibattito “Un futuro senza Nato?”, con Alessandro Minuto Rizzo e Roberto Menotti.
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