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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Figc, Galliani irrompe nella corsa: il voto che può ribaltare Malagò

La candidatura dell’ex dirigente del Milan riapre la sfida per la presidenza federale, mentre nella Serie A il fronte dei sostenitori resta diviso.

La corsa alla presidenza della Federcalcio si è trasformata in una partita aperta, con l’ingresso di Adriano Galliani tra i possibili rivali di Giovanni Malagò. Il primo equilibrio emerso nella Lega di Serie A è di cinque club contro cinque, mentre le altre società devono ancora scegliere da quale parte stare in vista del voto del 14 dicembre.

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Il fronte della Serie A è spaccato

L’area contraria a Malagò avrebbe trovato i propri riferimenti nell’asse tra Milano e Bergamo, con Luca Percassi e Giuseppe Marotta indicati come principali esponenti. A questo gruppo si sarebbero aggiunti Milan, Cagliari e Genoa. Dall’altra parte, il commissario sostiene di aver avuto colloqui con tredici società e potrebbe contare su Roma, Napoli, Lecce, Bologna e Monza.

Il risultato finale dipenderà dunque dagli altri dieci club. Tra le decisioni più attese c’è quella di Urbano Cairo, presidente del Torino e, soprattutto, di RCS. Anche le leghe e le associazioni di categoria stanno valutando il proprio orientamento, in un clima nel quale molte componenti del calcio sembrano attendere di capire quale sia il vento più favorevole.


Malagò paga lo scontro istituzionale

La posizione di Malagò si è indebolita dopo il commissariamento della Federcalcio, nato dalla vicenda del mancato tesseramento, e dopo mesi di tensioni con il governo e con alcuni protagonisti del Coni. La soluzione che lo ha portato a diventare commissario della stessa federazione è stata letta come il simbolo di una fase particolarmente confusa.

A pesare, secondo la ricostruzione circolata nelle ultime ore, sarebbe stato anche il rapporto difficile con la Serie A. La scelta di Roberto Mancini come commissario tecnico, preferito ad Antonio Conte dai vertici dei club, la nomina di Diana Bianchedi come capo delegazione della Nazionale e il confronto con l’esecutivo avrebbero alimentato il malcontento.

La designazione di Beppe Signori alla guida della delegazione dell’Under 20 è stata indicata da alcuni come la causa immediata della rottura. Tuttavia, il dissenso dei club appare più ampio e legato soprattutto alla percezione di un presidente federale troppo autonomo rispetto agli interessi della Lega.


Galliani, esperienza e ombre

Galliani ha compiuto 82 anni il 30 luglio. Nel calcio ha lavorato per 38 anni: 31 al Milan, con 29 trofei conquistati, e altri 7 nel Monza, società della sua città natale. Diplomato geometra, viene spesso chiamato “Dottore”, anche se non ha conseguito una laurea.

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La sua storia comprende anche la presidenza della Lega e un lungo rapporto con Silvio Berlusconi, oltre all’esperienza da senatore di Forza Italia, conclusa nel 2022. Durante la sua attività è stato coinvolto in diversi procedimenti giudiziari senza riportare condanne definitive; per Calciopoli, però, ha ricevuto una squalifica di nove mesi, poi ridotta a cinque.

Il suo profilo unisce quindi risultati sportivi molto rilevanti e un passato che continua a suscitare discussioni. I sostenitori della candidatura vedono in lui un dirigente navigato, mentre i critici contestano l’assenza di una proposta di riforma capace di affrontare i problemi economici e organizzativi del calcio italiano.


La partita politica dietro il voto

Il possibile sostegno di Giancarlo Giorgetti a Galliani viene collegato alla comune matrice politica di Forza Italia e Lega e alla contrapposizione tra il Nord, rappresentato da Varese e Monza, e Roma. Si tratta però di uno scenario che non è stato presentato come una scelta ufficiale del governo.

Il tema resta comunque delicato, perché il sistema calcistico chiede da tempo interventi e risorse pubbliche mentre il Paese affronta difficoltà sociali ed economiche. Lo stesso Giorgetti ha riassunto i limiti della finanza pubblica con la frase: «La coperta è corta».

La candidatura di Galliani, secondo i suoi oppositori, rischia così di conservare gli equilibri esistenti invece di mettere mano alla ristrutturazione del settore. Malagò, pur non venendo presentato come un rivoluzionario, rivendica invece l’intenzione di cambiare assetto e di riportare maggiore trasparenza nella gestione federale.

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