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Attualità 4 min di lettura11 min fa

Festival di Genova, l’ecologia resta ai margini del programma

Nel programma prevalgono fisica, tecnologia e medicina; ecosistemi e oceano compaiono soprattutto nelle attività collaterali.

L’edizione 2026 del Festival della Scienza di Genova dedica ampio spazio a fisica, chimica, matematica, tecnologia, biologia strutturale, intelligenza artificiale e medicina. Ecologia e scienze del mare, invece, risultano poco presenti nelle conferenze principali.

La mia osservazione non nasce da una questione personale. Lo scorso anno ho tenuto una lezione magistrale al Festival, mentre quest’anno non sono stato invitato per la rotazione degli ospiti: considero condivisibile l’idea di non affidare continuamente la manifestazione alle stesse persone.

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Le discipline meno rappresentate

Nel programma si incontrano alcuni riferimenti all’ambiente all’interno di mostre, laboratori e iniziative parallele. Nelle conferenze, però, sembrano mancare temi come il funzionamento degli ecosistemi, la biodiversità e il ruolo dell’Oceano.

L’assenza risalta in una città profondamente legata al mare. Inoltre, molte persone giovani mostrano attenzione verso la crisi ambientale e verso le conseguenze delle trasformazioni in corso. Questa sensibilità potrebbe diventare interesse per la ricerca, se la preoccupazione fosse accompagnata da strumenti per capire i fenomeni.

L’ecologia non coincide con una posizione politica o con una generica attenzione alla natura. È la disciplina che analizza i rapporti fra gli organismi, la loro relazione con l’ambiente e i meccanismi che permettono agli ecosistemi di funzionare.

L’Oceano ricopre il 71% della superficie terrestre, ospita la parte più consistente dello spazio disponibile alla vita, contribuisce alla regolazione del clima e sostiene il ciclo dell’acqua. Raccontare il pianeta senza spiegare questi processi significa proporre una rappresentazione incompleta del suo funzionamento.


Come si decide cosa raccontare

Una possibile spiegazione riguarda la composizione del consiglio scientifico del Festival, dove l’ecologia avrebbe una presenza ridotta. La composizione dell’organismo può influire sulle domande contenute nei bandi e, di conseguenza, sulle proposte che arrivano alla selezione.

Un precedente risale al 2019, quando il tema della manifestazione erano gli “Elementi”. Il bando presentava la conoscenza dei sistemi complessi soprattutto attraverso lo studio delle loro componenti fondamentali e definiva superate alcune impostazioni di tipo olistico.

Quella prospettiva entra in tensione con uno dei capisaldi dell’ecologia: «il tutto è più della somma delle sue parti». Individuare gli elementi di un sistema non basta infatti a comprendere le relazioni fra essi e le proprietà che emergono dalla loro interazione.

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La storia della vita non può essere ricavata soltanto dalle leggi della fisica e della chimica. La biologia non rappresenta una versione incompleta della fisica, ma una disciplina che studia livelli di organizzazione e relazioni specifiche. In quell’occasione avevo presentato una proposta critica verso quella concezione, senza ricevere un seguito.


Più domande su natura e mare

Non c’è alcuna volontà di contrapporre le discipline. Fisica, matematica e tecnologia sono indispensabili, e le numerose partecipazioni passate al Festival mi hanno lasciato un’esperienza positiva. Il problema riguarda piuttosto l’equilibrio complessivo delle prospettive offerte al pubblico.

Può darsi che dagli studiosi di ecologia e di scienze marine siano arrivate poche proposte convincenti. Forse chi lavora in questi ambiti non riesce a presentare i propri risultati in modo accessibile, a far emergere figure capaci di parlare anche fuori dagli ambienti specialistici o a suscitare curiosità oltre la semplice celebrazione della natura.

La responsabilità, tuttavia, non ricade soltanto sugli organizzatori. Anche gli studiosi dell’ambiente devono imparare a comunicare meglio, senza sostituire la spiegazione scientifica con formule generiche o con concetti presentati come profondi benché già acquisiti dalla biologia.

Le domande da proporre non mancano: perché la biodiversità sostiene la vita? Quali relazioni mantengono attivo un ecosistema? Come cambia il mare con l’aumento delle temperature? Sono interrogativi legati al nostro futuro quanto quelli sulle particelle elementari o sull’intelligenza artificiale.


Conoscenza oltre la preoccupazione

La richiesta non è di ridurre lo spazio destinato alla fisica, ma di affiancarle una presenza maggiore dell’ecologia e delle scienze del mare. L’obiettivo non sarebbe assegnare quote alle diverse discipline, bensì offrire un’immagine più completa del sapere scientifico.

L’attenzione delle nuove generazioni per la crisi ambientale rappresenta un’occasione, ma l’allarme da solo non produce comprensione. Chi studia gli ecosistemi deve trasformare quella sensibilità in conoscenza, rendendo i contenuti accessibili senza semplificarli fino a deformarli.

Il Festival è cresciuto e potrà continuare a farlo anche attraverso nuove proposte dedicate alla natura e all’Oceano. Per ottenerlo, ecologi e studiosi del mare dovranno presentarsi con idee solide, contenuti chiari e una comunicazione capace di raggiungere interlocutori più ampi.

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