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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Fedriga, numeri e indirizzi ai familiari: un anno lontano da Trieste

Il Tar ha giudicato sproporzionata l’invasione della sfera privata del presidente del Friuli Venezia Giulia e ha confermato l’allontanamento dell’uomo.

Per riuscire a parlare con Massimiliano Fedriga, un uomo avrebbe cercato contatti sempre più lontani dai normali canali istituzionali, arrivando a interessarsi anche dei familiari del presidente del Friuli Venezia Giulia. Il Tribunale amministrativo regionale ha ritenuto superato il confine della dialettica politica e ha confermato il divieto di ingresso a Trieste per dodici mesi.


Il divieto resta in vigore

La misura riguarda l’intero territorio comunale di Trieste e punta, secondo quanto stabilito dai giudici, a proteggere sia Fedriga sia i suoi familiari. Il provvedimento era stato adottato dopo gli accertamenti della Digos e successivamente convalidato dal prefetto.

La difesa aveva chiesto una soluzione meno incisiva, proponendo per esempio un semplice richiamo formale oppure un divieto limitato alle sedi della Regione. Il Tar ha però respinto il ricorso, pur riducendo la durata dell’allontanamento rispetto ai quattro anni consentiti dalla normativa: resterà quindi in vigore per un solo anno.


Dalla segreteria agli indirizzi privati

All’inizio l’uomo si sarebbe rivolto alla segreteria del governatore per ottenere un appuntamento. Dopo il mancato accoglimento della richiesta, avrebbe cercato il numero telefonico e l’indirizzo di posta elettronica di una parente di Fedriga, tentando così di aggirare il percorso ufficiale.

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In un passaggio successivo avrebbe individuato anche l’abitazione dei suoceri del presidente. L’obiettivo era creare un contatto diretto con Fedriga, che l’uomo ha poi incontrato il 9 febbraio durante un’iniziativa pubblica a Udine. La vicenda era stata ricostruita dopo la sua identificazione a Trieste, avvenuta il 4 dicembre 2025, e dopo il rapporto predisposto dalla Digos a febbraio.


Per il Tar fu oltre il confronto

Nella decisione, il tribunale ha definito le condotte «moleste e insistenti» e ha osservato che avrebbero raggiunto «livelli di minacciosità e aggressività» oltre la soglia ritenuta accettabile. Il punto centrale, secondo i magistrati, non è stato soltanto il tentativo di parlare con un rappresentante politico, ma il coinvolgimento di persone senza ruoli pubblici.

Il Tar ha infatti rilevato che l’uomo aveva «oltrepassato il limite del legittimo confronto politico», intervenendo nella sfera privata del presidente e contattando persone legate a lui esclusivamente da rapporti familiari. Per i giudici, questo comportamento ha dimostrato la volontà di proseguire anche dopo la chiusura dei canali istituzionali, rendendo giustificato l’allontanamento da Trieste.

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