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Attualità 3 min di lettura11 ore fa

Farmaci accessibili, margini in calo: l’allarme per le forniture europee

Il settore vale 6,8 miliardi e sostiene oltre 49mila occupati, ma costi produttivi e prezzi regolati stanno restringendo lo spazio di manovra delle imprese.

Rivedere le regole del settore non significa necessariamente aumentare la spesa pubblica, ma creare condizioni più solide per garantire medicinali essenziali e continuità produttiva. È questa la richiesta centrale di Egualia, che segnala anche un rischio per la sicurezza degli approvvigionamenti europei: tra il 60% e l’80% dei principi attivi usati nei farmaci venduti nell’Unione Europea arriva oggi da Paesi esterni, soprattutto Cina e India.

L’associazione propone di aggiornare i prezzi dei medicinali accessibili quando l’aumento strutturale dei costi ne mette in discussione la sostenibilità, rendere effettivi gli accordi quadro con più aggiudicatari, modificare il meccanismo di ripiano per i prodotti fuori brevetto già sottoposti alle gare e ridurre le differenze territoriali nell’impiego degli equivalenti.


La pressione sui margini aumenta

Il comparto ha continuato a crescere, ma il rendimento economico ha iniziato a indebolirsi. Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2024, i costi di produzione sono saliti del 32,1%: l’incremento ha riguardato le materie prime, aumentate del 30,9%, e ancora di più i servizi, il cui costo è cresciuto del 34,4%.

Le aziende hanno assorbito finora l’impatto attraverso interventi sull’organizzazione, maggiore efficienza e trasformazioni dei processi. Ora, però, la redditività si è fermata al 2,8%, con una diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Secondo Lucio Poma, capo economista di Nomisma, in un mercato dove i prezzi sono regolati questa capacità di compensazione non può durare senza limiti: il rischio è una riduzione degli investimenti e, nel tempo, dell’offerta disponibile.


Un settore ancora rilevante

I dati dell’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili, elaborato con Nomisma e Teha Group e presentato a Roma, mostrano comunque una filiera di dimensioni consistenti. I ricavi raggiungono 6,8 miliardi di euro, mentre gli occupati diretti sono 11.792, in aumento dell’1,9% su base annua.

Se si sommano le ricadute indirette e quelle generate dall’indotto, il valore economico complessivo arriva a 20,4 miliardi di euro. L’impatto sul lavoro supera invece quota 49mila addetti. Egualia, che rappresenta i produttori di equivalenti, biosimilari e medicinali a valore aggiunto, rileva tuttavia il primo rallentamento dopo una lunga fase di adattamento e sviluppo.

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Due modelli per la sanità

La dinamica della spesa conferma una crescente distanza tra i diversi segmenti del mercato. Nel 2025, con consumi rimasti pressoché invariati, la spesa ospedaliera è aumentata del 5,2%, fino a 13,1 miliardi di euro.

A incidere maggiormente sono i medicinali ancora tutelati da brevetto, che rappresentano il 94,7% della spesa ospedaliera. Gli equivalenti pesano invece per il 2,1%. Da una parte ci sono quindi prodotti innovativi, caratterizzati da quantità più limitate e prezzi unitari elevati; dall’altra medicinali fuori brevetto, destinati a un numero ampio di pazienti e venduti a costi più contenuti, con margini industriali inferiori.

Daniela Bianco, responsabile del settore Salute e scienze della vita di Teha Group, sostiene che la politica sanitaria debba essere coordinata con quella industriale. A suo giudizio, gli equivalenti non contribuiscono soltanto a contenere la spesa del Servizio sanitario nazionale, ma rafforzano anche la tenuta delle filiere e la capacità di assicurare le forniture.


La richiesta di una nuova strategia

La discussione arriva in una fase segnata dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina e da un quadro geopolitico più instabile. Per Egualia, mantenere economicamente sostenibili le produzioni di farmaci accessibili è quindi diventato anche un obiettivo di autonomia industriale europea.

L’associazione chiede una revisione della gestione complessiva del comparto, capace di distinguere meglio il contributo dei prodotti innovativi da quello dei medicinali accessibili. Il punto, secondo l’Osservatorio, non è spendere di più, bensì orientare le risorse in modo da proteggere insieme sostenibilità finanziaria, investimenti e disponibilità dei trattamenti.

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