Esecuzione in diretta, Trump frena: la protesta arriva anche dai repubblicani
La proposta del Pentagono per Nidal Malik Hasan divide l’amministrazione e suscita obiezioni politiche, religiose e legate alla sicurezza nazionale.
La trasmissione in diretta della fucilazione di Nidal Malik Hasan, condannato per la strage di Fort Hood del 2009, non è più soltanto un annuncio destinato all’elettorato conservatore. A poche settimane dalle elezioni di metà mandato, la proposta attribuita al Pentagono sta provocando reazioni contrarie anche tra i repubblicani e dentro l’amministrazione Trump.
Il presidente, che aveva sostenuto la condanna a morte dell’ex militare, ora appare meno deciso sulla possibilità di diffondere l’esecuzione online. Le critiche, unite ai dubbi sulle conseguenze politiche, potrebbero spingere la Casa Bianca a rinunciare alla diretta.
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I repubblicani temono l’effetto propaganda
Mike Johnson, una delle figure di vertice del Congresso, ha avvertito che il video potrebbe diventare uno strumento utile alla propaganda terroristica. Intervistato da Cbs, ha spiegato: «La preoccupazione è quella di creare un video che potrebbe essere uno strumento di reclutamento di futuri terroristi, dobbiamo valutare bene le implicazioni di tutto questo».
Johnson ha precisato di non aver ancora discusso la questione con Trump, ma ha rivendicato il diritto di comunicare alla Casa Bianca le perplessità presenti tra alcuni parlamentari. Tra gli oppositori c’è Thom Tillis, senatore della Carolina del Nord, secondo cui Hasan deve ricevere la pena prevista, mentre rendere pubblica l’esecuzione sarebbe una scelta «assolutamente ripugnante». Tillis ha inoltre paragonato le esecuzioni pubbliche a pratiche proprie di regimi autoritari e ha sostenuto che non dovrebbero trovare spazio negli Stati Uniti.
Anche il vicepresidente JD Vance ha preso le distanze dall’ipotesi, almeno sul piano personale. Rispondendo a una domanda sulla compatibilità tra la diretta e la sua fede, ha detto che non assisterebbe alla trasmissione, pur definendo Hasan responsabile del più grave attacco terroristico sul territorio statunitense dopo l’11 settembre.
La Chiesa contesta la pena capitale
La contrarietà non si è limitata al mondo politico. Papa Leone XIV ha definito inaccettabile la pena di morte, sostenendo che la tutela della collettività e le esigenze della giustizia possano essere garantite attraverso sistemi di detenzione efficaci, senza cancellare del tutto la possibilità di redenzione dei condannati.
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Dagli Stati Uniti è arrivata anche la presa di posizione di monsignor Paul Stagg Coakley, che ha appreso la decisione del Dipartimento della Guerra con «shock e grande dolore». L’esecuzione pubblica, ha affermato, costituirebbe una «promozione barbara di una cultura di morte» e finirebbe per indebolire ulteriormente il tessuto morale del Paese.
Il presule ha ribadito che nulla può giustificare le azioni di Hasan, ma ha chiesto di rivedere la decisione. A suo giudizio, trasformare la pena in uno spettacolo pubblico non restituirebbe equilibrio alla società e lascerebbe una traccia profonda sulla coscienza nazionale.
Trump valuta il costo politico
L’iniziativa era stata annunciata da Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli Stati Uniti, con l’argomento che la popolazione dovesse comprendere la gravità delle conseguenze legate ad azioni di quel tipo. Trump aveva appoggiato la pena per fucilazione durante le celebrazioni del Columbus Day alla Casa Bianca, affermando che Hasan la meritasse.
Sulla trasmissione in diretta, però, il presidente aveva parlato di una questione ancora da esaminare. Nei giorni successivi, secondo quanto riferito dai mezzi d’informazione statunitensi, i pareri contrari avrebbero alimentato le sue esitazioni: la diffusione online potrebbe quindi essere cancellata.
La decisione arriva in una fase delicata per Trump. I sondaggi descrivono infatti una situazione difficile in vista delle elezioni di metà mandato, rendendo più rischiosa una scelta capace di dividere non solo le opposizioni e le associazioni per i diritti umani, ma anche una parte del suo stesso schieramento.
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