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Energia, l’Europa ha pagato meno grazie alle rinnovabili: ora il nodo è il debito

Il Fondo monetario internazionale invita l’Europa a rafforzare la transizione energetica, risanare i bilanci pubblici e intervenire sulla produttività per evitare nuovi rischi

L’Europa ha assorbito l’aumento dei prezzi di petrolio e gas con danni più contenuti anche grazie alle fonti rinnovabili e ai progressi nell’efficienza energetica. Secondo il Fondo monetario internazionale, queste risorse hanno ridotto di circa l’8% la ricaduta dello shock sulle bollette delle famiglie. Ma la crescita resta debole e, in questo scenario, anche una crisi limitata potrebbe spingere l’area euro verso la recessione.

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La transizione ha ridotto il conto energetico

Il rapporto dedicato all’Europa collega la maggiore capacità di resistenza agli shock anche agli investimenti nelle energie verdi. Le crisi legate alla guerra in Ucraina e al conflitto in Medio Oriente hanno evidenziato i rischi economici della dipendenza dai combustibili fossili, soprattutto quando le importazioni diventano più costose o meno sicure.

Per il Fondo, il percorso verso un sistema energetico più pulito non riguarda soltanto la tutela del clima. «Portare avanti la transizione è fondamentale per abbassare i costi energetici e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili», si legge nell’analisi. L’istituzione ritiene quindi necessario proseguire lungo questa direzione, anche per rafforzare la sicurezza economica del continente.

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Bilanci pubblici e crescita restano fragili

La spinta alle rinnovabili non elimina però le debolezze strutturali dell’Europa. Il Fondo richiama la necessità di contenere il debito pubblico e di rilanciare la produttività: senza un intervento sui conti, l’indebitamento rischia di diventare non sostenibile, mentre una crescita modesta lascia il blocco economico esposto a nuovi contraccolpi.

Nel rapporto viene inoltre difeso il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, contestato da alcuni governi, tra cui quello italiano, e dalle industrie che consumano più energia. Secondo il Fondo, questo meccanismo mantiene riferimenti di prezzo comprensibili e orienta le imprese verso scelte di investimento con un orizzonte più lungo.

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