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Elezioni Usa, X blocca 13mila profili: l’ombra di Mosca, Pechino e Teheran

La piattaforma sostiene di aver smantellato tre reti non autentiche attive sulla politica americana, ma non chiarisce quali candidati siano stati coinvolti.

Sono più di 13mila gli account che X ha sospeso dopo aver individuato tre presunte campagne di influenza straniera legate a Russia, Iran e Cina. Le attività sarebbero state condotte in vista delle elezioni statunitensi di metà mandato, fissate per il 3 novembre 2026.

L’annuncio è arrivato il 14 ottobre attraverso l’account ufficiale dedicato agli affari istituzionali e governativi. La piattaforma afferma di essere intervenuta grazie a verifiche preventive e a successive indagini interne, senza però fornire un quadro completo delle operazioni scoperte.

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Restano ignoti i bersagli politici

Secondo la ricostruzione di X, i profili non erano autentici e venivano utilizzati per diffondere o rendere più visibili messaggi legati alla politica degli Stati Uniti. Le reti avrebbero inoltre rivolto la propria attività contro candidati e figure pubbliche, ma questo è il livello massimo di dettaglio reso disponibile nel comunicato.

Non è stato infatti chiarito quali esponenti siano finiti nel mirino, né se le iniziative abbiano favorito posizioni repubblicane o democratiche. X non ha pubblicato l’elenco dei profili rimossi e, per ora, non risulta disponibile una relazione con l’analisi dei contenuti fatti circolare.

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Il contesto torna al centro del dibattito

L’annuncio riporta l’attenzione sul tema delle operazioni digitali attribuite a soggetti stranieri. Il caso emerge inoltre mentre circolano ricostruzioni prive di fondamento sul presunto crollo di Yandex, collegato ad attacchi ucraini: un episodio che ha contribuito a riaccendere la discussione sulla manipolazione delle informazioni online.

La piattaforma non ha indicato come fossero organizzate le tre reti, né ha specificato il peso avuto da ciascun Paese. Rimangono quindi senza risposta le domande sull’ampiezza delle singole attività e sulla loro effettiva capacità di incidere sul confronto politico statunitense.

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