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Attualità 3 min di letturaAggiornato 16 min fa

Elezioni Usa, i democratici avanzano: Trump cerca colpevoli

Il voto di martedì penalizza i repubblicani, mentre il presidente difende la guerra all’Iran e pensa alla Casa Bianca

Aggiornamento delle 10:46

Lucio Caracciolo, direttore di Limes, ha giudicato il risultato una bocciatura definitiva delle ambizioni di Donald Trump per un terzo mandato e di un’eventuale successione familiare alla Casa Bianca. A La7 ha previsto una dura resa dei conti tra Congresso ed esecutivo, con nuove indagini e possibili tentativi di impeachment, oltre a mettere in guardia dai rischi per la sicurezza personale del presidente.

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno premiato i democratici, che hanno conquistato il vantaggio in entrambe le Camere del Congresso.

Donald Trump, però, non sembra concentrarsi sulle conseguenze politiche del voto. Il presidente guarda soprattutto ai lavori della nuova sala da ballo della Casa Bianca, mentre nel suo partito è già iniziata la ricerca dei responsabili della sconfitta.

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Le opzioni sulla guerra

Sul conflitto con l’Iran, Trump si trova davanti a tre possibilità, tutte problematiche. Può riprendere le operazioni militari, assecondando la richiesta del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ma rischiando di alimentare ulteriormente il malcontento degli elettori.

In alternativa, può cercare un accordo con Teheran, che potrebbe pretendere condizioni più favorevoli approfittando della debolezza politica americana. La terza strada consiste nel rimuovere il blocco e ritirarsi, riconoscendo così tanto l’errore quanto la sconfitta. Dall’Iran è arrivata intanto la lettura secondo cui il voto dimostrerebbe il declino dell’egemonia statunitense.


Il partito cerca i responsabili

Le analisi della stampa americana attribuiscono la disfatta alla scelta di Trump di trasformare le elezioni in un giudizio sulla sua presidenza. La guerra impopolare e il rincaro della benzina avrebbero aggravato il peso di una leadership già contestata, mentre gli strateghi repubblicani hanno continuato a mettere il presidente al centro della campagna nonostante i segnali negativi dei sondaggi.

Anche il vicepresidente JD Vance ha preso le distanze dal capo della Casa Bianca con modalità considerate insolite e rischiose. Tra i repubblicani sono così comparse accuse reciproche, mentre i democratici hanno continuato ad ampliare il proprio vantaggio durante lo spoglio.

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I numeri del voto

Al Senato, i democratici dispongono ora di 54 seggi contro i 44 repubblicani. Mancano ancora due Stati all’appello: Alaska e Mississippi, territori tradizionalmente conservatori. Il partito democratico ha strappato sette seggi agli avversari in Carolina del Nord, Carolina del Sud, Maine, Ohio, Iowa, Kansas e Texas, senza perderne alcuno.

Alla Camera sono già stati assegnati 240 seggi ai democratici e 147 ai repubblicani, con circa cinquanta posti ancora da attribuire. I democratici ne hanno conquistati 30 provenienti dal fronte repubblicano e hanno beneficiato soprattutto del voto di donne, giovani e cittadini ispanici. Oltre cento donne democratiche sono state inoltre elette alla Camera.


Possibili inchieste a gennaio

Il nuovo Congresso entrerà in funzione il 6 gennaio. I democratici potrebbero allora avviare procedimenti contro il segretario alla Difesa Pete Hegseth e contro il direttore dell’Fbi Cash Patel, indicati tra i primi esponenti dell’area trumpiana da sottoporre a indagine.

Il nome di Trump non figura invece tra quelli destinati a una procedura per rimuoverlo dalla presidenza: al Congresso non ci sarebbero i numeri necessari. Il presidente ha riconosciuto che il conflitto con l’Iran ha inciso sull’esito elettorale, ma ha ribadito che, secondo lui, quella guerra era comunque necessaria e ha negato di voler sostituire Hegseth.

La sala da ballo della Casa Bianca resta intanto il progetto a cui Trump dedica maggiore attenzione. Durante la campagna aveva già concentrato un comizio sui lavori alle tubature della Reflecting Pool, tra il Lincoln Memorial e l’obelisco di Washington.

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