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Attualità 3 min di lettura42 min fa

Elezioni Usa, Bolton: Trump sarà giudicato sull’economia

L’ex consigliere prevede perdite repubblicane e segnala i rischi di un’intesa con Putin sull’Ucraina

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump, sulle sue politiche economiche e sul costo della vita. John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, prevede possibili perdite repubblicane alla Camera e forse anche al Senato.

Secondo Bolton, inflazione, prezzi della benzina, timori per l’occupazione e insicurezza economica peseranno più dei temi di politica estera. Gli elettori, sostiene, non puniranno direttamente la guerra nel Golfo, ma gli effetti dell’aumento dei prezzi collegato al conflitto.

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Il peso dell’economia

Per i democratici, il tema principale della campagna è stato il potere d’acquisto delle famiglie. Bolton ritiene che una parte degli elettori abbia scelto Trump nel 2024 perché delusa dalla gestione dell’economia da parte di Joe Biden e poco convinta dalle proposte di Kamala Harris.

La promessa di una gestione migliore, però, non sarebbe stata mantenuta. A giudizio dell’ex consigliere, molti indipendenti e alcuni repubblicani potrebbero quindi usare il voto per esprimere il proprio dissenso verso Trump, pur non avendo la possibilità di votare direttamente contro di lui.

«Gli elettori non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze», ha detto Bolton parlando dell’aumento del carburante. A suo avviso, questo malcontento potrebbe influenzare anche le decisioni del presidente dopo il voto.


Un Congresso ostile

Se i democratici conquistassero una o entrambe le Camere, Trump probabilmente attribuirebbe la sconfitta ai candidati repubblicani e alle loro campagne, senza considerarla una bocciatura personale. Bolton prevede per il presidente una reazione ancora meno prevedibile rispetto al primo mandato.

La maggioranza democratica potrebbe avviare numerose indagini attraverso le commissioni parlamentari. Le verifiche riguarderebbero diversi settori dell’amministrazione e potrebbero estendersi anche alle decisioni assunte durante il precedente mandato di Trump.

Il Congresso avrebbe invece strumenti più limitati per condizionare la politica estera. Potrebbe convocare audizioni, contestare le scelte della Casa Bianca e intervenire con nuove leggi, ma per approvarle sarebbero necessarie maggioranze in entrambe le Camere.

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I rapporti con Putin

Bolton considera rischioso un negoziato sull’Ucraina condotto da Trump senza il coinvolgimento di altri interlocutori. Secondo l’ex consigliere, il presidente tende a leggere i rapporti internazionali attraverso il legame personale con gli altri leader, mentre Vladimir Putin valuterebbe soprattutto il vantaggio strategico per la Russia.

«Putin vede Trump come un bersaglio facile», ha affermato Bolton. Un’intesa raggiunta direttamente tra i due presidenti potrebbe quindi penalizzare Kiev, anche se in Congresso esisterebbe una forte opposizione, sostenuta da esponenti di entrambi i partiti.

L’ex consigliere ha inoltre ipotizzato che Mosca sostenga gruppi radicali per alimentare tensioni sociali in Europa. Ha parlato di tecniche di influenza, interferenze elettorali, attacchi informatici e campagne contro le istituzioni, precisando però di non avere prove specifiche sul finanziamento delle proteste.


Il legame con Meloni

Bolton ha descritto come instabile anche il rapporto tra Trump e Giorgia Meloni. A suo giudizio, il presidente statunitense avrebbe reagito negativamente alle critiche ricevute dalla presidente del Consiglio per le sue parole sul Papa.

L’ex consigliere ritiene che per Trump il rapporto personale conti più dell’importanza strategica di un Paese o della sua collocazione politica. Per questo, una critica pubblica può compromettere rapidamente anche i rapporti istituzionali tra Stati Uniti e Italia.

Bolton ha definito Trump un leader che decide di volta in volta, senza seguire necessariamente una strategia coerente di lungo periodo. La stessa logica, secondo lui, guiderebbe anche le sue eventuali decisioni sull’Iran dopo il voto del 3 novembre.

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