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Attualità 3 min di lettura48 min fa

Eisenkot cerca una maggioranza tra voti arabi e Netanyahu

I 48 seggi dell’opposizione non bastano: decisivi i 19 eletti arabi, mentre Herzog prepara le consultazioni.

Gadi Eisenkot deve scegliere se cercare il sostegno dei partiti arabi o trattare con Benjamin Netanyahu per formare il prossimo governo israeliano. I numeri del Parlamento non consegnano infatti una maggioranza autonoma a nessuno dei due schieramenti.

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I numeri dopo il voto

Il blocco guidato da Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, contro i 48 delle opposizioni e i 19 delle liste arabe. Per costruire un esecutivo alternativo, Eisenkot dovrebbe quindi accettare un appoggio che durante la campagna elettorale aveva escluso e convincere sulla stessa linea anche i propri alleati.

La prima prova potrebbe arrivare alla Knesset. La nuova assemblea si insedierà il 10 novembre e le opposizioni stanno valutando la sostituzione di Amir Ohana, esponente del Likud e presidente del Parlamento. Un cambio alla guida dell’aula permetterebbe di incidere sull’agenda dei lavori e sull’iter delle proposte di legge, anche mentre Netanyahu resterà alla guida del governo uscente.


La scelta sul presidente della Knesset

Per eleggere un nuovo presidente dell’assemblea occorrono almeno 61 richieste di voto. La Corte Suprema ha stabilito nel 2020 che, raggiunta quella soglia, il titolare della carica non può bloccare la votazione rinviandola fino alla nascita del governo.

Anche su questo passaggio, però, Eisenkot, Naftali Bennett e Avigdor Lieberman avrebbero bisogno dei partiti arabi. Un’intesa limitata alla guida della Knesset consentirebbe di utilizzare quei voti senza impegnarsi ancora a coinvolgerli nella formazione dell’esecutivo. Sarebbe il primo superamento del veto annunciato in campagna elettorale.


Herzog tra due ipotesi

I risultati ufficiali sono attesi per il 4 novembre. Dopo quella data, il presidente Isaac Herzog consulterà i partiti e affiderà a un esponente l’incarico di formare il governo. Se la scelta ricadrà su Eisenkot, il mandato durerà 28 giorni e potrà essere esteso di altri 14.

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Herzog ha già invitato le forze politiche a presentarsi alle consultazioni senza posizioni rigide, indicando l’obiettivo di evitare un nuovo voto. Da qui potrebbe prendere forma un’intesa tra il Likud e il partito di Eisenkot, con un possibile coinvolgimento di Bennett e Yair Lapid e una rotazione alla guida dell’esecutivo.


Il costo delle alleanze

Gli otto deputati di Ra’am porterebbero il fronte di Eisenkot a 56 voti. Il dato sarebbe superiore ai 53 del blocco Netanyahu se la Lista Comune si astenesse e gli alleati dell’opposizione mantenessero la disciplina, ma non basterebbe da solo a raggiungere la maggioranza assoluta.

Sono inoltre in corso contatti preliminari con alcuni esponenti ultraortodossi, che potrebbero valutare un’astensione favorevole. Il possibile accordo riguarderebbe la leva degli studenti religiosi, tema sul quale le opposizioni hanno promesso di cancellare le esenzioni. Ogni combinazione richiede dunque di abbandonare almeno una delle condizioni con cui i partiti hanno chiesto il voto.

Netanyahu può attendere che i tentativi di Eisenkot si indeboliscano e che aumenti il timore di nuove elezioni. Herzog potrebbe anche collegare la decisione sulla richiesta di grazia presentata dal premier per chiudere il processo per corruzione alle concessioni necessarie per un governo di unità nazionale. La questione palestinese, rimasta ai margini della campagna, torna così a incidere sulla scelta tra un esecutivo sostenuto dagli arabi e un accordo che lascerebbe Netanyahu al vertice.

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