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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Economia civile, la svolta nasce dai territori: premiata Atipiche

A Firenze il Festival Nazionale dell’Economia Civile ha messo al centro cultura, inclusione abitativa, comunità energetiche e nuove imprese sostenibili.

La cultura è stata presentata come una componente naturale del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ha sottolineato che il rapporto tra cultura ed economia civile non è una contaminazione occasionale, ma un elemento coerente con l’identità della manifestazione.


Un’economia fondata sulla reciprocità

Nel confronto dedicato a economia sociale ed economia civile, Stefano Zamagni ha descritto quest’ultima come una prospettiva generale sulla realtà, legata nella modernità alla tradizione francescana. Secondo il professore emerito dell’Università di Bologna, sotto questo orientamento possono convivere modelli differenti, tra cui l’economia sociale, chiamata ad applicarne i principi in contesti storici e geografici specifici.

Gabriele Sepio, segretario generale della Fondazione Terzjus, ha ricondotto gli attuali modelli dell’economia sociale alla storia dell’economia civile. Il riferimento è a organizzazioni senza finalità di lucro, impegnate a rispondere ai bisogni collettivi attraverso forme di gestione democratiche e partecipate. In questa prospettiva, reciprocità, gratuità e mutualità trovano oggi un riferimento anche nel Piano nazionale per l’economia sociale.


Energia, il nodo resta culturale

Tra i temi affrontati nella terza giornata del Festival, la democrazia energetica ha occupato un posto centrale. Una ricerca collegata al gruppo di studio CERIS e all’Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile ha analizzato 351 Comunità Energetiche Rinnovabili, comprese quelle solidali e a impatto sociale.

Dallo studio emerge che queste realtà crescono soprattutto dove sono già presenti reti associative e istituzioni solide. I modelli più efficienti coinvolgono diversi soggetti e possono generare risparmio, contrasto alla povertà, investimenti nei territori e relazioni sociali più forti. Rimane però ridotta la conoscenza dello strumento: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il valore più basso rilevato. Tra le proposte figurano il riconoscimento delle comunità energetiche come soggetti economici, maggiore accesso alle risorse e obblighi più chiari di trasparenza.

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR, ha osservato che la maggior parte delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. “Il problema è principalmente culturale: vogliamo fare la transizione elettrica, ma ci mancano banalmente gli elettricisti”, ha detto, ricordando che in Italia risultano 300 GW di richieste di connessione a Terna per impianti rinnovabili, contro una potenza di punta compresa tra 45 e 50 GW. Realizzare anche solo un decimo di quella capacità, ha aggiunto, rappresenterebbe già un risultato significativo.

Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato il confronto sull’Amazzonia. Nella regione vivono circa 20 milioni di persone: soltanto tra 2 e 4 milioni risiedono nei principali centri urbani, mentre la maggioranza abita nella foresta. L’associazione da lui rappresentata punta a fornire pannelli solari, connessione internet e strumenti utili alle comunità locali, sostenendole anche nella valorizzazione di prodotti come le noci del Brasile e le materie prime destinate alla cosmetica.

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Casa e territori sotto pressione

Il tema dell’abitare è stato affrontato nel panel dedicato a chi rischia di rimanere escluso dai cambiamenti sociali. Lorenzo Terzani, presidente del Consorzio Fabrica, ha spiegato che le cooperative sociali si sono occupate per lungo tempo soprattutto di minori e anziani, mentre la questione abitativa è stata a lungo considerata estranea al loro campo d’azione. Per Fabrica, invece, già da 15 anni la casa rappresenta una priorità per le fasce più vulnerabili.

Anna Meli, presidente di COSPE, ha evidenziato che la crisi abitativa pesa in modo particolare su precari, giovani, studenti e persone con redditi bassi o medio-bassi. Le difficoltà aumentano quando alla fragilità economica si aggiungono origine straniera, discriminazioni legate al colore della pelle o problemi con il permesso di soggiorno.

Alessandro Santoni, sindaco di San Benedetto Val di Sambro e coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI, ha richiamato l’attenzione sul divario nella possibilità di scegliere. I piccoli comuni costituiscono circa il 70% dei comuni italiani e, secondo Santoni, il loro rapporto con il resto del Paese sarà decisivo per gli sviluppi futuri.


La cooperativa che guarda avanti

Il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026 è stato rivolto ad aspiranti imprenditori e a imprese nate da meno di 36 mesi, purché fondate su un progetto di sviluppo sostenibile. La vincitrice è Atipiche, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti.

La realtà premiata ha costruito intorno alla fermentazione un progetto che unisce cultura e produzione. Filiera corta, prodotti locali, laboratori, educazione alimentare, servizi di ristorazione ed esperienze legate al territorio compongono un modello partecipativo, capace di trasformare le competenze agricole in uno strumento di rigenerazione rurale.

Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha spiegato che il legame con il territorio può diventare un vantaggio competitivo, ma deve essere accompagnato da innovazione, gestione efficace, investimenti, competenze digitali e sostenibilità economica. Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato il sostegno offerto dal Credito Cooperativo a cooperative e nuove imprese, citando una crescita del 12% superiore a quella degli altri clienti secondo l’Istituto Tagliacarne. La fondazione segue inoltre da anni cooperative giovanili e, negli ultimi cinque anni, anche nuove imprese, con percorsi di formazione imprenditoriale.

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